HomeCronacaCiao Paki! "La telefonata, mi raccomando mai di mattina!"

Ciao Paki! “La telefonata, mi raccomando mai di mattina!”

La scomparsa di Paki Canzi, anima dei Nuovi Angeli, mi riporta bruscamente ai giorni sospesi della pandemia. In quel silenzio forzato, senza casting e con i teatri chiusi, decisi di riannodare i fili della mia vita professionale, chiamando i protagonisti di anni di interviste e servizi fotografici.

Il primo incontro e la “Regola delle 14”

Ricordo ancora la prima volta: uno studio televisivo nazionale, io che coordinavo il pubblico e lui, l’ospite d’onore. Era un uomo gentile, allegro, il leader di un gruppo che ha segnato un’epoca con canzoni leggere ma dalla struttura impeccabile.

Ci siamo ritrovati anni dopo nello studio di un noto fotografo per il lancio della loro raccolta. Collaborai al promo di successi immortali come Singapore o Bella da morire. Paki era così: un uomo che camminava sul binario dell’allegria, innamorato della vita e della bellezza. Ma guai a chiamarlo prima di mezzogiorno!

“Moletti, io dormo… chiamami dopo le 14.”

Era un ordine impartito con una fermezza intrisa di garbo. Un confine invalicabile che profumava di altri tempi, quando il rispetto per i ritmi dell’artista era sacro.

Un professionista del dettaglio
Le nostre interviste non erano mai banali. Paki era schietto, critico, capace di analisi profonde sul settore musicale, ma sempre con un’eleganza rara. Diceva sempre che il lavoro deve essere fatto bene, con professionalità, senza mai lasciarsi andare a una confidenza eccessiva che potesse sporcare il mestiere.

Ogni chiacchierata regalava una “perla” diversa: non si ripeteva mai, offrendo ogni volta un timbro nuovo, una riflessione di stile, un consiglio di vita.

L’ultimo saluto alle Colonne
L’ultima volta che l’ho incrociato è stato alle Colonne di San Lorenzo, a Milano. Era di fretta, diretto a Roma per una trasmissione nazionale, ma non negò un saluto caloroso e la promessa di una nuova intervista. Il tempo, poi, non ha più permesso alle nostre strade di incrociarsi fisicamente.

Restavano i messaggi su WhatsApp — rigorosamente dopo le 14 — con le sue risposte cordiali e, a tratti, deliziosamente pungenti.

Il silenzio dei media e il rumore del cuore
Oggi Paki vola nel suo cielo, ma resta l’amarezza per un sistema mediatico che dimentica troppo in fretta. Sanremo ignora spesso chi ha fatto la storia del Festival, ma la memoria non appartiene ai grandi network: appartiene a noi. A noi che amiamo la musica e che difendiamo i ricordi che qualcuno vorrebbe mettere da parte.

Caro Paki, sarai sicuramente tra gli angeli. Come nella vita ci hai regalato canzoni che sembravano ali, ora continua a suonare da lassù. Ma noi, qui, aspetteremo comunque le 14 per rivolgerti un pensiero.

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