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Il ritorno dei paninari: se la vera pace avesse il colore di un Moncler

C’è chi la chiama sottocultura e chi, con un pizzico di invidia, la definisce "l’ultima vera età dell’oro". Tra nostalgia fluo e riflessioni sociologiche, ecco perché quel decennio "frivolo" ha ancora molto da insegnarci sulla felicità.

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L’estetica del sorriso in un mondo in guerra
Oggi ci svegliamo tra bollettini di guerra e “battaglie urbane” combattute sotto casa. Viviamo in un Paese dove la cosa più grave sembra essere non avere problemi. Ma c’è stato un momento, negli anni ’80, in cui la gioventù italiana decise di firmare un trattato di pace non scritto. Il simbolo? Un paio di Timberland e un panino mangiato in Piazza San Babila.

I paninari sono stati il vessillo di un’Italia spensierata. Molti lo erano, moltissimi dichiarano di esserlo stati (anche senza aver mai posseduto il capo firmato originale): era il desiderio di appartenenza a fare la differenza, non solo il portafoglio.

Milano: l’ombelico di un mondo cosmopolita
Tutto partiva da lì, dalla città dello “zafferano alla Sant’Ambrogio”. Milano dettava il ritmo e il resto dello stivale ballava. Era un ambiente cosmopolita, dove il progetto meneghino diventava aspirazione nazionale.

Certo, essere paninari aveva i suoi costi. Ma dietro quei risparmi per l’ultimo modello di stivali o per gli occhiali giusti, c’era una dinamica che oggi abbiamo smarrito: l’ascensore sociale. In quegli anni, la speranza era inclusiva. Il ragazzo che partiva da un piccolo paese senza nemmeno il mercato delle pulci poteva sognare — e spesso raggiungere — spot internazionali. Era una concorrenza perfetta, senza filtri o visti digitali.

Il pregio della leggerezza
Molti critici liquidano quel decennio come vuoto e fatuo. Potrebbe essere vero, ma quel “vuoto” ci ha lasciato in eredità tre tesori:

La speranza: la convinzione che il domani sarebbe stato migliore di oggi.

Il dolce ricordo: un’identità collettiva che ancora oggi unisce generazioni.

I colori: un’esplosione cromatica che ha tolto il giogo di un provincialismo grigio e pressante.

Ex paninari alla riscossa
In un recente flash mob a San Babila, tra jeans, felpe e motorini, è bastato un “nano secondo” per riempire l’aria di quegli anni colorati. Forse, il segreto del successo di questo fenomeno è che, oggi più che mai, la gente vuole solo essere felice.

Che sia tra una firma vera o una finta, poco importa. Il valore reale era la capacità di prendere la vita con leggerezza. Perché, se il peccato dei paninari è stato vivere con leggerezza, il loro pregio è stato insegnarci che, almeno per un decennio, potevamo essere tutti dalla stessa parte. Quella del divertimento.

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