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La roggia di Cerano, un patrimonio di ricordi e biodiversità da salvare

"Spesso si vuole stravolgere il paese con grandi progetti, dimenticando l'importanza di valorizzare ciò che già c'è e di custodirlo come si faceva un tempo"

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Egregio Direttore,

domenica scorsa, recandomi alla Messa, ho notato con piacere che nel canale che attraversa il nostro paese, a Cerano, è stata immessa di nuovo un po’ d’acqua. Quella minima quantità necessaria, se non altro, a vedere ancora dei pesci vivi.

La “roggia”, come la chiamiamo noi del posto, non è un semplice corso d’acqua: è un simbolo, un’istituzione, radicata persino nei nostri modi di dire più genuini, come il classico “ti sbat a la rugia” (ti butto nella roggia). Purtroppo, però, c’è chi la prende troppo alla lettera, gettandovi dentro di tutto e dimostrando una totale mancanza di civiltà idrica e ambientale.

Nel video che allego a questa lettera, ho voluto ripercorrere i luoghi della mia infanzia. Ricordo quando c’era una passatoia pedonale, una sorta di “lungo Senna” nostrano, che univa la chiesa della Madonna a via Cavour, dove abitava mia nonna. Era una bellissima via di comunicazione pedonale. Ricordo ancora le donne del paese che vi lavavano i panni.

Questo corso d’acqua, che attraversa e divide in due Cerano, potrebbe e dovrebbe essere una vera ricchezza. Certamente non andrebbe mai lasciato completamente in secca, anche perché, come indicano i cartelli, si tratta di una riserva di pesca. Domenica, proprio lì, è stato splendido ammirare una mamma papera seguita dai suoi piccoli: una scena bellissima, da parco inglese.

In passato, nei vari programmi elettorali, qualcuno aveva persino proposto di creare dei ristorantini sulla roggia, come fossimo a Parigi. Forse un’esagerazione, ma dare una profonda ristrutturazione all’area non sarebbe affatto una cattiva idea. Si potrebbe ripensare a una rimodernata che guardi al passato – magari ripristinando proprio quella passatoia pedonale – e far partire una seria campagna di sensibilizzazione per evitare che il canale venga usato come una pattumiera.

Ripartiamo dalle cose semplici, come da mamma papera e dai suoi anatroccoli (sperando che qualche “galantuomo” non pensi di farli finire in pentola e che prevalga il senso civile). Spesso si vuole stravolgere il paese con grandi progetti, dimenticando l’importanza di valorizzare ciò che già c’è e di custodirlo come si faceva un tempo. Cominciamo dalle piccole cose, dalle nostre paperelle, che qui non si trovano affatto male. Basta non farle scappare, evitando di distruggere o dimenticare le cose più belle del nostro territorio.

Massimo Moletti

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