Nel 2025 il mercato italiano dell’Intelligenza artificiale ha raggiunto il valore di 1,8 miliardi di euro, in crescita del +50% rispetto al 2024, secondo la ricercadell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano.
Il 46% del mercato è frutto di soluzioni di GenAI o di progetti
ibridi, il restante 54% di progetti in prevalenza di machine learning.
Sono 1010 le aziende italiane censite dall’Osservatorio che offrono
soluzioni e servizi di Intelligenza artificiale e 135 le startup
finanziate negli ultimi 5 anni, che propongono principalmente
soluzioni verticali per singoli settori (in particolare Healthcare o
Fintech) o funzioni aziendali.
Nel 2025 il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un
progetto di Ia, una percentuale che scende all’8% tra le piccole e
medie realtà. Anche se molte realtà hanno progetti soltanto in alcune
funzioni, sei aziende su dieci rilevano un impatto significativo sul
modello di business. Si registra inoltre un vero e proprio boom di
applicazioni Ia pronte all’uso: l’84% delle grandi aziende ha
acquistato licenze di Generative AI (+31% in un anno).
L’Intelligenza artificiale sta già trasformando il mercato del lavoro
italiano. In media, il 47% dei lavoratori utilizza strumenti di AI in
azienda e, tra questi, circa quattro su dieci stimano un risparmio di
oltre 30 minuti nelle ultime due attività in cui hanno utilizzato
l’intelligenza artificiale. Se l’impatto sul tempo non è così
radicale, ben quattro lavoratori su dieci grazie all’AI svolgono
attività che altrimenti non sarebbero in grado di fare. E gli effetti
sono già rilevanti sulla domanda di competenze: nel 2025 è cresciuto
del 93% il numero di annunci di lavoro pubblicati in Italia che
richiedono skill di Ia. Oggi in ben il 76% delle offerte per profili
white-collar ad alta qualificazione compaiono le competenze di Ia tra
i requisiti per candidarsi.
GIOVEDÌ 05 FEBBRAIO 2026 10.12.12
IA: POLIMI, MERCATO CRESCE DEL 50% PER UN VALORE DI 1,8 MLD UN ITALIANO SU DUE LA USA AL LAVORO (2) =
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IA: POLIMI, MERCATO CRESCE DEL 50% PER UN VALORE DI 1,8 MLD UN ITALIANO SU DUE LA USA AL LAVORO (2) =
(Adnkronos/Labitalia) – La ricerca dell’Osservatorio Artificial
Intelligence del Politecnico di Milano è stata presentata oggi durante
il convegno ‘Artificial Intelligence: adozione, trasformazione,
equilibrio’. Uno dei 60 differenti filoni di ricerca degli Osservatori
digital innovation della Polimi school of management che affrontano
tutti i temi chiave dell’Innovazione digitale nelle imprese e nella
Pubblica amministrazione.
”Il 2025 – afferma Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio
Artificial Intelligence – ha confermato la grande crescita del mercato
e dello sviluppo tecnologico dell’Ia, ormai di centralità assoluta
nelle agende dei decisori di vertice. Questo entusiasmo, però, impone
di fermarsi a ragionare. Innanzitutto, sulla capacità ancora ridotta
di riconoscere in ogni settore e ambito le modalità corrette di
ripensare interi processi con l’AI: servono persone con altissime
competenze di dominio e tecnologiche per decostruire, re-immaginare,
rimettere a regime il modello operativo. E poi sulla necessità di
passare dalla semplice adozione individuale dell’Ia, che ormai è
elevata, alla trasformazione strutturale delle organizzazioni, che è
ancora limitata, per cui servono dati ben organizzati e fruibili,
competenze tecniche diffuse, cultura aziendale aperta alla
sperimentazione”.
”Il nuovo anno – aggiunge Giovanni Miragliotta, direttore
dell’Osservatorio Artificial Intelligence – si apre con diverse sfide
per l’Ia . La prima è trovare un equilibrio tra aspettative e benefici
reali dall’adozione, che spesso si materializzano solo dopo percorsi
di implementazione progressivi e personalizzati. La seconda sfida è
proseguire con programmi di ricerca e formazione con la fine delle
risorse Pnrr: l’assenza di un piano strategico di finanziamento allo
sviluppo dell’Ia in Italia rischia di vanificare lo sviluppo degli
scorsi anni. La terza sfida, di portata globale, riguarda la
sostenibilità finanziaria degli enormi investimenti in atto, che si
aggiungono ai rischi di approcci predatori al profitto, espulsione di
persone dal mercato del lavoro, disinformazione e sorveglianza
sistematica”.
















