Un Ispettore della Polizia Penitenziaria è stato aggredito ieri, all’interno della Casa Circondariale di Pavia “Torre del Gallo”, durante le ordinarie attività di controllo in sezione.
Il detenuto, dopo avere rivolto minacce al poliziotto, è passato all’aggressione fisica, rendendo necessario l’intervento degli altri appartenenti al Corpo e il successivo accompagnamento del ristretto nell’area sanitaria, anche in considerazione del suo stato di forte agitazione.
A darne notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, che esprime piena solidarietà all’Ispettore coinvolto e torna a denunciare le condizioni di crescente difficoltà nelle quali il personale è costretto quotidianamente a lavorare. Particolarmente significativo, secondo quanto riferito al sindacato, è il fatto che il detenuto sarebbe già stato protagonista di precedenti comportamenti aggressivi e di danneggiamenti all’interno della sezione.
“Non possiamo continuare a chiamare emergenza quella che ormai è diventata la quotidianità delle carceri italiane”, denuncia Donato CAPECE, segretario generale del SAPPE. “A Pavia un Ispettore è stato aggredito mentre svolgeva il proprio lavoro, in un contesto nel quale il personale deve spesso fronteggiare detenuti violenti, agitati o recidivi nei comportamenti aggressivi. Esprimiamo vicinanza al collega, ma la solidarietà non basta. Servono strumenti concreti di difesa, protocolli operativi efficaci e una precisa assunzione di responsabilità da parte dell’Amministrazione”. Il leader del SAPPE richiama, quindi, la necessità di accelerare sulla dotazione degli strumenti di autodifesa: “Da anni chiediamo che la Polizia Penitenziaria abbia gli stessi strumenti di tutela già disponibili per altre Forze di polizia. La sperimentazione dello spray al capsicum, introdotta dall’Amministrazione con una circolare del dicembre 2025, è arrivata con un ritardo francamente incomprensibile. Ma anche su questo bisogna evitare soluzioni meramente formali: uno strumento destinato a essere utilizzato all’interno di una sezione detentiva deve essere realmente idoneo a quel particolare ambiente operativo”.
“Non si può pensare di equipaggiare un poliziotto che lavora in uno spazio chiuso con uno spray concepito per un impiego generico e poi considerare risolto il problema della sicurezza”, prosegue il segretario generale SAPPE. “La nebulizzazione, in ambienti chiusi, rischia di coinvolgere anche gli operatori che stanno intervenendo. Per la Polizia Penitenziaria occorrono strumenti progettati tenendo conto delle specificità del servizio: getti balistici o soluzioni in gel al capsicum, capaci di circoscrivere maggiormente l’effetto e garantire una maggiore efficacia operativa”.
Sulla stessa linea Alfonso GRECO, segretario nazionale SAPPE per la Lombardia: “Quello di Pavia non deve essere considerato un episodio isolato. Gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria affrontano quotidianamente situazioni di tensione e aggressioni, spesso senza avere a disposizione strumenti adeguati per tutelare la propria incolumità. È inaccettabile che un poliziotto debba affrontare un detenuto violento contando soltanto sulla propria capacità professionale e sull’intervento dei colleghi”. “Se, come ci viene riferito, il detenuto aveva già manifestato comportamenti aggressivi e aveva provocato danneggiamenti, è necessario che l’Amministrazione valuti attentamente anche la gestione di questi soggetti e le misure da adottare per evitare che possano nuovamente mettere a rischio il personale”, aggiunge Greco. “La sicurezza deve venire prima di tutto. Non possiamo aspettare che ci sia un ferito grave per accorgerci che gli strumenti di prevenzione e di autodifesa sono insufficienti”.
Il SAPPE chiede pertanto all’Amministrazione penitenziaria di adottare con urgenza tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza del personale della Casa Circondariale di Pavia e, più in generale, di accelerare il percorso per una dotazione effettiva, uniforme e realmente funzionale degli strumenti di autodifesa, adeguati alle particolari condizioni operative degli istituti penitenziari.
“La Polizia Penitenziaria non può essere lasciata sola”, conclude Capece. “Ogni aggressione è un campanello d’allarme. A forza di ignorarli, prima o poi qualcuno rischia di pagare un prezzo molto più alto. Chiediamo al DAP di intervenire subito: più sicurezza, più strumenti e più tutela per chi ogni giorno garantisce lo Stato dentro le carceri”.












