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Onu, record di bambini vittime delle guerre: per la prima volta i governi sono i principali responsabili

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di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Il 2025 è stato uno degli anni più bui mai registrati per i bambini coinvolti nei conflitti armati. Per la prima volta da quando le Nazioni Unite hanno iniziato a monitorare sistematicamente le violazioni contro i minori nelle guerre, le forze governative sono risultate essere i principali responsabili degli abusi. È il dato più allarmante contenuto nel nuovo rapporto annuale del Segretario Generale dell’ONU sui Bambini e i Conflitti Armati, presentato a New York dalla Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per i Bambini e i Conflitti Armati, Vanessa Frazier.

Secondo i dati verificati dalle Nazioni Unite, nel 2025 sono state registrate 38.558 gravi violazioni contro i bambini, il numero più alto dall’istituzione del mandato ONU trent’anni fa. In totale, 24.174 minori sono stati direttamente colpiti da uccisioni, mutilazioni, reclutamento forzato, rapimenti, violenze sessuali, attacchi contro scuole e ospedali e negazione degli aiuti umanitari. Un terzo delle vittime erano bambine.

“Il 2025 è stato senza dubbio uno dei capitoli più oscuri per la protezione dei bambini da quando è iniziato il monitoraggio”, ha dichiarato Frazier. “Quando gli Stati, sui quali ricade l’obbligo di proteggere i bambini, contribuiscono invece alla loro sofferenza, questo segnala una più profonda erosione del rispetto del diritto internazionale”.

Per la diplomatica maltese, il fatto che le forze governative abbiano superato gruppi armati e organizzazioni non statali come principali autori di violazioni rappresenta un segnale particolarmente inquietante. Il rapporto collega questa tendenza all’intensificarsi delle ostilità, all’uso crescente di armi esplosive in aree densamente popolate e persino all’integrazione sempre più diffusa dell’intelligenza artificiale nei processi di individuazione dei bersagli militari.

I territori palestinesi occupati e Israele, la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Myanmar e la Somalia risultano essere i contesti con il maggior numero di violazioni documentate. Tra le violazioni più frequenti figurano le uccisioni e le mutilazioni. Nel solo 2025 sono stati verificati 6.266 casi di bambini uccisi e 7.958 casi di bambini feriti o mutilati, con un aumento del 34% delle uccisioni rispetto all’anno precedente. Seguono la negazione dell’accesso umanitario e il reclutamento forzato di minori da parte di gruppi armati e forze combattenti.

“Interi quartieri un tempo sicuri sono stati trasformati in linee del fronte da bombardamenti incessanti”, ha denunciato Frazier. “La maggior parte delle vittime infantili nelle zone di guerra è stata causata dall’uso di ordigni esplosivi: un tributo tanto scioccante quanto prevenibile”.

Particolarmente preoccupante è anche la situazione dei bambini detenuti per presunti legami con gruppi armati. Nel 2025 ne sono stati registrati 1.667. Secondo Frazier questi minori devono essere considerati prima di tutto vittime e non criminali, privilegiando programmi di reintegrazione piuttosto che la detenzione. Nonostante il quadro drammatico, il rapporto segnala anche alcuni elementi positivi.

Nel corso del 2025 oltre 13.000 bambini precedentemente associati a forze armate o gruppi combattenti hanno ricevuto assistenza e programmi di reintegrazione, mentre in Paesi come Somalia, Ucraina e Colombia sono stati raggiunti nuovi accordi per migliorare la protezione dei minori. A trent’anni dalla creazione del mandato ONU sui bambini nei conflitti armati, Frazier ha rivolto un appello diretto ai governi del mondo. “Le parole non bastano più”, ha affermato. “Proteggere i bambini non è un’aspirazione: è un obbligo”.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

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