Dopo dieci anni che la casa, con l’ampio giardino, era stata chiusa, ma non abbandonata – in quanto erano state mantenute attive tutte le utenze – l’unico figlio, medico di chiara fama, decise di venderla appena dopo la morte della mamma avvenuta in una Rsa. All’interno c’era la storia della vita dei suoi genitori, compresa parte della sua. Infatti, nella sua stanza c’erano ancora i testi di anatomia e tanti altri libroni che avevano accompagnato la sua laurea in medicina. Ma lui non voleva assolutamente rivederli, così come non aveva nessuna intenzione di vuotarla e aveva detto al compratore che gli avrebbe fatto uno sconto se si fosse preoccupato di smaltire gli oggetti della memoria, quelli che avevano accompagnato la vita dei suoi genitori e parte della sua.
Non se la sentiva proprio di prendere per mano i ricordi: ogni oggetto gli avrebbe ricordato il tempo passato, gli affetti che avevano accompagnato la sua vita. Tutti ormai consumati dal tempo o falcidiati dalla realtà: il divorzio, la figlia all’estero, lui rinserrato in un piccolo appartamento, da solo. Non era riuscito a tramandare l’affetto che aveva ricevuto e nemmeno a tenere unita la sua famiglia. L’unica cosa che poteva ancora fare era vendere la casa natia in modo da togliere un tale ‘appendizio’ all’unica figlia che non aveva nessuna intenzione di ritornare in Italia.
Il palpito della vita lo stava abbandonando e non lo aiutava nemmeno i periodi trascorsi con la figlia, sempre più rari, conquistati con decine di ore di aereo. Lui che abitava in una grande città, faceva fatica anche ad arrivare in auto al paesino della sua infanzia dove al camposanto riposano i suoi genitori privati però delle foto sulle lapidi cimiteriali: un modo per scomparire in fretta!
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La casa della vita
Ci sono voluti anni per arrivare alla decisione della vendita avvenuta a forfait, tutto compreso dalla fisarmonica del nonno, ai suoi quaderni delle elementari
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