Sul caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco, emergono nuovi elementi che potrebbero rimettere in discussione ricostruzioni finora consolidate. Al centro dell’attenzione della Procura di Pavia vi è in particolare la perizia della dottoressa Cristina Cattaneo, ritenuta un passaggio chiave in vista di eventuali sviluppi giudiziari.
Secondo l’esperta, l’orario della morte potrebbe collocarsi più avanti rispetto a quanto stabilito nella sentenza che ha portato alla condanna di Alberto Stasi. Un dettaglio non secondario: se il delitto fosse avvenuto in tarda mattinata, Stasi potrebbe risultare estraneo alla scena del crimine, considerato che – come accertato – era impegnato al computer nella stesura della tesi dalle 10 in poi.
Parallelamente, anche la posizione di Andrea Sempio potrebbe essere ridimensionata alla luce di nuove testimonianze. Una vicina di casa della famiglia Poggi ha dichiarato di non averlo mai visto frequentare l’abitazione, elemento rilevante rispetto al profilo ricostruito dagli inquirenti, secondo cui Sempio avrebbe avuto una presenza abituale nella casa, in quanto amico del fratello della vittima.
La donna ha inoltre riferito di trascorrere molto tempo in giardino e di non aver mai notato particolari movimenti o un via vai di persone durante il giorno. Solo sporadicamente, ha raccontato, si percepiva la presenza di qualcuno in auto la sera, senza però elementi certi.
Se entrambe le figure finora centrali – Stasi e Sempio – dovessero risultare estranee ai fatti, prende forza un’ipotesi alternativa: quella di un delitto premeditato, forse compiuto da soggetti esterni alla cerchia della vittima. In questa direzione si inseriscono altre due testimonianze. Un residente della zona ha parlato di un’auto con due persone a bordo vista nei pressi dell’abitazione la sera precedente al delitto. Un secondo testimone ha invece riferito di aver notato, la mattina stessa, un uomo in bicicletta, curvo sul mezzo, fermo davanti al cancello della villetta dei Poggi.
Secondo l’avvocato Massimo Lovati, tra i maggiori conoscitori della vicenda, questi elementi potrebbero indicare attività di sopralluogo da parte di uno o più soggetti estranei, impegnati a raccogliere informazioni prima di entrare in azione. Da qui l’ipotesi di una vera e propria “esecuzione”, pianificata nei dettagli.
Lovati ha inoltre avanzato una possibile chiave di lettura sul movente, ipotizzando che Chiara Poggi potesse aver scoperto qualcosa di rilevante e delicato, forse contenuto nella sua chiavetta USB. In questo quadro, anche alcuni particolari delle ferite riportate dalla vittima assumerebbero, secondo il legale, un significato simbolico.
Si tratta di elementi ancora al vaglio degli inquirenti, ma che contribuiscono a riaprire interrogativi su uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni.














