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Diario di bordo del Duca: il terzo giorno a London e il saluto a Re Carlo

Prosegue il viaggio nella capitale dell'Impero del nostro inviato...

Diario di bordo del Duca: il mio secondo giorno a Londra e Oliver Twist

RICEVIAMO E PUBBLICHIAO - "Egregio Direttore, la mia propensione al cammino è sempre stata assai bassa, ma ieri pure un maratoneta si sarebbe arreso....

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“Egregio Direttore, l’ultima volta che sono stato a London la Regina era in ottima salute e la Principessa Diana era la vera star delle copertine.

Carlo, per noi amici della Corona, il “Carloooo”, era un brutto anatroccolo da nascondere a corte. Non che il tempo sia stato clemente con lui: un po’ come quello della capitale inglese in questi giorni.
Comunque ora è Re, ma fa strano doverlo chiamare Carlo III tra amici!

La nostra guida non sarà monarchica, infatti si dimentica dell’evento: il compleanno del Re. Io l’avevo annotato in grassetto sul telefonino.

Tra St. Paul’s Cathedral, con rosario e 27 sterline d’ingresso, e la mega scalinata per vedere la vista della City e di London dall’alto, passiamo da Piccadilly Circus a Trafalgar Square. Mi suona il telefonino: “Non vieni al mio compleanno?”.

Scappo con un black cab e lascio il gruppo al suo destino. Pure sui taxi c’è la moquette!
Sulla Tube non voglio infierire, ma voto complessivo: in Italia faremmo la rivoluzione.

Purtroppo arrivo un pelino tardi a The Mall e devo stare con tutta la folla, ma l’emozione è comunque grande. Non faccio foto perché so che Carloooo non ama le luci della ribalta.
Alla fine arriva il gruppo, versione fine maratona.

Certo, per smaltire la colazione britannica dicevano di andare fino a Wellington Arch, sempre nel Commonwealth: tanto col visto possono restare due anni.

Poi passiamo per St James’s Park, vicino a Buckingham Palace, dove tra cigni, oche e anatre la febbre della gente sale. Non so se perché per la prima volta non le vedono in padella o perché vorrebbero mettercele.

Comunque è bello vedere gente appena uscita da un ristorante cinese o arrivata dalla “festa dell’oca” emozionarsi per questo animale. Io l’ho visto a casa per 40 anni.

Andiamo nella zona vicino a Trafalgar Square dove, tra negozi italiani e marche alla moda, sembra di stare a Milano. Qui la Tube è decisamente migliore di quella meneghina. La cosa più simpatica sono i ristoranti italiani.

Comunque London pullula di negozi storici tra tè, cioccolato e biscotti: ottimi prodotti da regalo. Il negozio Fortnum & Mason su Piccadilly è il migliore.

Prendo un carillon con dentro bustine di tè. Mi accorgo in albergo che la musica è inquietante e non riesco a fermarlo!

Tornando alla sera, giro la zona di Trafalgar Square come uno zombie in cerca di Wi-Fi.
Il posto migliore se vuoi sederti, usare il bagno e soprattutto il Wi-Fi a costo zero, non più di una volta senza consumare? McDonald’s! Ottimo per scrivere articoli e caricare video.

Ad onor del vero, da Burger King non sono neanche entrato, ma ho usufruito del Wi-Fi free.

Vado alla pizzeria italiana, per modo di dire.
Certo che venire a London per non vedere Carlo e mangiare carbonara e pizza… classico italiano in crisi d’identità. Perché l’italiano è così provinciale che non capisce quello che vale o spende. Parlano italiano tra loro convinti di essere importanti perché stanno nella capitale dell’Impero. Sono in continuo collegamento con il Bel Paese, dal quale hanno mille pretese e zero spese.

Comunque in pizzeria non sanno l’italiano, ma vedo che senza prendere la Tube c’è il bus rosso a due piani che mi lascia a 100 metri dall’albergo su Oxford Street.

I soci sono scettici, io divento il “mostro di Cerano” e con la pesante mano sulle terga li carico sul bus. Consiglio: sono molto veloci, silenziosi e più puliti della Tube. Vedi anche la città dall’alto del secondo piano e la rete è molto capillare.

Perché molti italiani non lo prendono? Non è che non riescono a scendere e ad arrivare alla meta… Il bus, tra lo scetticismo da far prudere le mani, arriva davanti al pub vicino all’hotel.

Un classico pub inglese dove la birra Moretti è la regina. Prendo il più classico dei piatti inglesi: fish and chips. Ottimo. Come in molti locali tipici inglesi ci sono inglesi classici: belli, enormi e snob. Bevono gin tonic.

Prima di andare in camera volevo comprare le sigarette: 20 sterline. Mia zia avrebbe detto: “O mangi ‘sta minestra o salti dalla finestra”. Qui a London non fai molto con 20 sterline ! Ma meglio smettere anche quelle tre che mi concedevo al giorno.

Ma dato che non sono “plukaaa pesss” – tirchio – prendo un pensierino per una signora che non si può più muovere. Da Fortnum & Mason ci sono piccoli biscotti in latta. Lei me li regalò quando avevo 10 anni. Un gesto di ricambio che le farà molto piacere, anche se troverà tanti difetti.

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