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Diario di bordo del Duca: il mio secondo giorno a Londra e Oliver Twist

Chi è stufo di Londra o è stanco della vita o ha finito i soldi...

London, 31 anni dopo. Il Duca è tornato

Egregio Direttore, si parte. Da Cerano (NO) a Londra, 31 anni dopo. L’occasione è di quelle che non si rifiutano: un last minute, anzi...

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAO – “Egregio Direttore, la mia propensione al cammino è sempre stata assai bassa, ma ieri pure un maratoneta si sarebbe arreso. La guida inglese, che ha un filo di grasso sulla pancia dovuto all’età, deve dimagrire: prova costume alle porte. Ma nella giornata del 12 giugno a Londra sembra di essere nel peggior autunno.

Un cielo tutto coperto, come le nostre strade: a piedi. La metro per molti è il lusso; altri la prendono al volo, ma per molti è terrore. Alzo gli occhi al cielo: vedo una copertura del corridoio che qui in Italia sarebbe protagonista di 100 trasmissioni e di una relazione della Meloni in Parlamento. Forse è un bene camminare, perché la colazione in albergo, con foto di rito col simpatico e paffuto orsacchiotto “Paddington”, è un mattone da muratore vecchio stampo sullo stomaco.

Vediamo tutta la parte nuova: tra “cetrioli”, “grattugie” e “Walkie-Talkie”, o una cosa simile. Poi la Torre di Londra e la parte vecchia, dove spicca la bandiera arcobaleno, pure su tutti i battelli del Tamigi.

Ah, il Tamigi merita una menzione a parte: sembra la roggia di Cerano. Mi sento a casa.
Il sole non esce e, per andare a camminare sul ponte della Torre con fondo in vetro, che vedi giù in fondo… paura di finire nel fiume o di sporcarsi: un mistero.

Vediamo pure il museo dei motori del Ponte di Londra!
Poi un percorso da guida alpina fino al posto più turistico: il Parlamento e il suo orologio, “Big Ben”.
Il verde è una cosa caratteristica di Londra, dove la cura è maniacale.
Non ci sono più cestini, quindi devi capire se camminare miglia e miglia con la cartaccia, o portarla in albergo o a casa per ricordo.

La pausa pranzo con impiegati e dirigenti che si ricaricano con pinte e pinte di birra: non sbagliare misura, quella giusta è la loro. Un pacchetto di sigarette supera i 20 euro: buon motivo per smettere.

Comunque vedo molti inglesi ancora con le “bionde”: prenderanno ottimi stipendi. Una birra media può costare 11 euro o più: bevete con responsabilità. Chi è stufo di Londra, o è stanco della vita o ha finito i soldi! Ma io mi sento Oliver Twist: sento pure le scarpe andare.

Bellissimo comunque il colpo d’occhio su Westminster con scorcio su Downing Street, ma il premier non mi riceve. Nel parco adiacente, tutte le bandiere degli Stati del Commonwealth e tutte le statue dei personaggi storici dell’Impero… Ah, un consiglio del mattino: non perdetevi i gioielli della Corona presso la Jewel House. Ma le cose turistiche da Google le potete trovare da soli, come il Castello di Windsor.

Volevo dire che una visita e un giro sulla ruota panoramica vi danno una vista incredibile, ma a un prezzo molto alto. Prenotate tutto online… Il gruppo ha paura e torna al cammino.
Io raccolgo i pareri delle persone che scendono e coltivo la gelosia…

La zona che costeggia il fiume è un pullulare di locali e posti dove, per la grande scelta, scelgo di digiunare e andare ad acqua. Ottimo il museo dell’horror con un ospite speciale: Jack lo Squartatore…
Io sono una via di mezzo tra il personaggio di Dickens e un italiano con lo sciopero dei mezzi…
La guida è in piena forma, con pronuncia da copiare: corso di lingue in movimento.

Arriviamo in un pub tipico inglese dove la birra speciale è la Moretti Bionda: la bevo tutti i giorni a 3 euro a bottiglia da 66 cl. A Londra il “Baffo” è più spuntato, ma salato: 11 euro mezzo litro o una pinta. Una cosa buona: non ho fame. Poi la cosa più leggera sono le patatine, portate senza salsa.

Comunque, prima di tornare, forse per pietà o compassione igienica, mi portano in un supermercato, anche da oculista, visto che non vedo una farmacia. Al supermercato cerco due cose: collutorio e sapone per lavare i baffi… Il primo lo trovo con sconto tessera della guida.
Il secondo: mi rifilano la schiuma da barba. Certo, come Don Camillo devo migliorare il mio inglese, molti pure l’igiene…

Al ritorno mi concedo, fuori dall’albergo, una sigaretta…
Qui vedo la vera Londra dei lavoratori… Quando sei brutto e in compagnia di due belle donne, gli sguardi non sono per te, e decido di portarle dentro a forza.

Tre cose: primo, moltissimi italiani, che non ti senti solo.
Alla Little Italy però il personale è tutto straniero: sfruttatori arricchiti.
I gadget, di cui uno l’ho regalato alla guida, sono moltissimi e a tutti i prezzi.
Terzo: non sono riuscito a chiamare… pardon, fare foto alla cabina rossa, ormai simbolo vintage da celebrare.

Ultima cosa: partite con un tetra di memoria.
Tra video e foto, in un giorno e mezzo le memorie dei telefoni sono tutte piene, come i miei piedi di calli.

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