Egregio Direttore, si parte. Da Cerano (NO) a Londra, 31 anni dopo. L’occasione è di quelle che non si rifiutano: un last minute, anzi last second, per la rinuncia di una componente femminile. Il trio storico – madre, figlia e il sottoscritto, “lo spirito del Duca” – si riunisce dopo Parigi. Stavolta sotto il Tamigi.
Per un attore, il passaporto è come il copione: deve essere sempre pronto. Pure con il visto. Una semplice procedura online, 25 euro, valida due anni. La valigia invece è rimasta al 1995: troppo grande. Supplemento EasyJet assicurato. Mannaggia, io che di solito viaggio leggero.
L’ultima volta era un viaggio scolastico. In Italia governava Dini, al Quirinale c’era Oscar Luigi Scalfaro. La lira era l’unica valuta e l’80% dei pagamenti si faceva in contanti. Le sterline le presi alla banca sotto casa, con mia madre, per esercitare il mio scarso inglese.
Allora si cantava “God Save the Queen”. Oggi c’è un Re con un erede maschio. Il fascino di Londra però è lo stesso del ’95. Cambiano i sovrani, non l’aria che respiri appena esci da Gatwick.
Giovedì 11 giugno, sciopero dei mezzi. Taxi fino all’aeroporto “Berlusconi”, con largo anticipo . All’arrivo scopro che il disagio era rientrato. Peccato. Primo punto risolto comunque.
Volo EasyJet, piccolo e pieno. Una sosta al Burger King – sgarro alla dieta – poi crollo in un sonno da coma. Mi svegliano con una botta sulla spalla. Atterro a Gatwick. Consiglio da viaggiatore: treno per Victoria Station, poi Circle Line. Io però devo andare a Paddington.
Hotel 4 stelle. Che in Italia sarebbe un due stelle onesto. Una postilla sulla metro, da “guerriero della notte”: a Milano avrebbero fatto speciali in prima serata per il suo stato obsoleto. Qui funziona, e tanto basta.
Sono le 20 passate quando arriviamo. Le voglie strane passano, resta la fame. Le “socie” hanno un buco nello stomaco. Giriamo per un quartiere signorile, tipicamente inglese, e troviamo un giapponese. Vero, non “all you can eat”. Qui i ristoranti del Sol Levante servono i sapori autentici.
Con meno di 30 euro ceno: pollo piccante e una montagna di riso. Mi riempie. Le socie non avanzano nulla e io evito il bis a scrocco. La camera per tre costa circa 100 euro a notte. La sterlina è leggermente sopra l’euro, ma pagate tutto con la carta: la accettano persino nei negozi di gadget. Dove, tra l’altro, ho visto una maschera di Re Carlo inquietante vicino a quella di Putin.
Tre cose da sapere prima di partire:
1. Il clima: Anche a giugno portatevi una giacca pesante. Il clima londinese è “frizzantino”. 2. I trasporti: Usate la carta contactless su metro e bus. Arrivati al tetto giornaliero di £8,90 – circa 10 euro – non pagate più e girate in zona 1-2 quanto volete. 3. Il bagno: Scordatevi il bidet. E spesso anche lo scopino del wc.
La prima notte fila liscia. Come un uomo in gioielleria che non può mettersi i gioielli: meglio così, evito brutte figure.
Barba, doccia e le socie dormono ancora. Scendo nella hall per scrivere e per chiedere dove sia un supermercato cheap. Mi serve il collutorio: un’abitudine sana che non mollo neanche in vacanza.
Oggi giro con un londinese DOC. Speriamo di non perderci, visti i miei precedenti. Prima però, la colazione. Il richiamo è troppo forte.
Ultime tre note da viaggiatore:
1. Il treno Gatwick-Victoria regala uno scorcio perfetto sulle villette inglesi. 2. L’aeroporto di Gatwick è modernissimo. 3. Sulla Underground, attenzione alle scale mobili: sono ripide come pareti di montagna. Ho rischiato di far cadere le socie.
Chiudo con Samuel Johnson: “Chi è stanco di Londra è stanco della vita”. Per ora non sono stanco. Poi vi dirò.















