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Vittuone, scontro sul 2 Giugno. Uniti per Fare replica ad ANPI e centrosinistra: «La Festa della Repubblica appartiene a tutti»

Si accende il dibattito politico a Vittuone attorno alle celebrazioni del 2 giugno. Dopo le critiche mosse dal Partito Democratico locale e le polemiche relative al coinvolgimento dell’ANPI nell’organizzazione della Festa della Repubblica, arriva la replica dell’Amministrazione comunale guidata dalla lista civica Uniti per Fare, che interviene per fare chiarezza su quanto accaduto e respingere quelle che definisce «ricostruzioni non corrispondenti alla realtà dei fatti».

Nel comunicato diffuso nelle scorse ore, la lista Uniti per Fare (uscita nettamente vittoriosa alle elezioni del 24 e 25 maggio scorsi) smentisce innanzitutto l’esistenza di una convocazione, formale o informale, dei rappresentanti dell’ANPI da parte del Sindaco Elena Comerio.

«Nessuna convocazione è stata disposta – spiegano –. I rappresentanti dell’associazione si sono presentati autonomamente in Municipio e il breve scambio avvenuto all’ingresso non può essere rappresentato come un incontro istituzionale convocato per comunicare decisioni già assunte».

Una precisazione che il centrodestra ritiene necessaria per ristabilire una corretta ricostruzione degli eventi e per evitare interpretazioni che possano generare confusione tra i cittadini.

Nel merito della polemica, Uniti per Fare ribadisce di non aver mai messo in discussione il valore storico della Resistenza e dell’antifascismo, considerati elementi fondamentali della storia nazionale e del percorso che ha condotto l’Italia alla libertà e alla democrazia.

«Nessuno intende cancellare o sminuire il ruolo dei partigiani e della lotta di Liberazione», sottolinea il comunicato.

Il gruppo richiama però il significato specifico della ricorrenza del 2 giugno, ricordando come la Festa della Repubblica celebri il referendum istituzionale del 1946, attraverso il quale gli italiani scelsero democraticamente la forma repubblicana dello Stato.

«Il 2 giugno è la festa di tutti gli italiani», evidenzia la maggioranza, ricordando come la stessa Resistenza fosse composta da sensibilità politiche differenti, accomunate dall’obiettivo della liberazione del Paese dal nazifascismo.

Nel documento viene infatti ricordato che accanto ai partigiani di ispirazione cattolica, socialista, laica e liberale operarono anche i cosiddetti “partigiani azzurri”, di orientamento monarchico, a testimonianza di come la lotta di Liberazione rappresentasse anzitutto una battaglia per la libertà dell’Italia e non il patrimonio esclusivo di una singola parte politica.

Da qui anche il passaggio dedicato al ruolo dell’ANPI.

L’Amministrazione riconosce all’associazione il pieno diritto di partecipare alle celebrazioni civili e al ricordo della storia democratica del Paese, ma ritiene che nessuna organizzazione possa rivendicare una posizione privilegiata o esclusiva all’interno di una ricorrenza che appartiene alle istituzioni repubblicane e all’intera comunità nazionale.

La scelta organizzativa adottata per le celebrazioni di quest’anno, spiegano inoltre gli amministratori, sarebbe stata determinata esclusivamente da ragioni istituzionali e pratiche, anche alla luce dei tempi particolarmente ristretti legati al recente passaggio elettorale.

Secondo Uniti per Fare, anche la delibera richiamata dal Partito Democratico aveva carattere di mero indirizzo e non poteva vincolare le decisioni definitive della nuova amministrazione insediatasi dopo il voto.

«Non vi è alcuna volontà di interrompere tradizioni o svilire la memoria storica – ribadisce la maggioranza –. L’obiettivo è celebrare la Festa della Repubblica con il dovuto decoro istituzionale, nel segno dell’unità nazionale, del rispetto delle istituzioni democratiche e dei valori costituzionali».

La replica si conclude con un appello a evitare strumentalizzazioni politiche e a restituire alla ricorrenza il suo significato originario.

«Il 2 giugno deve essere un momento di condivisione e coesione civile, non un terreno di scontro. La Festa della Repubblica appartiene a tutti gli italiani e deve continuare a rappresentare ciò che unisce la comunità nazionale, non ciò che la divide».

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