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Cannes 79, sulla Croisette storie gender di identità femminile

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Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

CANNES (FRANCIA) (ITALPRESS) – La Croisette dissemina storie, racconta i tempi: pochi festival come Cannes sanno davvero dare al cinema la possibilità di transitare attraverso il presente, esprimendo le sue tensioni e pulsioni più ampie e a volte estreme. L’esordio di Cannes 79 in questo senso sembra essere particolarmente promettente, soprattutto se si ragiona in termini di tematiche sociali: tra ieri e oggi, per esempio, il festival sta insistendo su narrazioni legate all’identità di genere e alle libertà individuali.

Storie di resistenza sotterranea o di inattesa rivelazione, come capita nei due film del Concorso visti ieri: il francese “La vie d’une femme” di Charline Bourgeois-Tacquet affianca la vita sotto stress di Gabrielle, un chirurgo parigino che ha la determinazione positiva di Léa Drucker, interprete ormai fondamentale del cinema francese. Il ritratto è pieno, fortemente identitario, quello di una donna sposata che si è totalmente identificata col proprio lavoro senza che questo togliesse nulla alla sua vita e alla sua personalità. O almeno così sembra, sino a quando non incontra Frida, una scrittrice che chiede di assistere alle sue giornate di lavoro per documentarsi in vista del romanzo al quale sta lavorando: e per Gabrielle è una porta che si apre su un’attrazione inattesa, su un aspetto della propria identità che non immaginava. La rivelazione di una attrazione che è anche la nascita di una storia d’amore in cui la regista instilla note quiete di ricerca di un nuovo equilibrio. Film deciso e dolce, tutto sommato un po’ troppo scritto, per quanto l’interpretazione di Léa Drucker lo renda libero e flagrante nel lavoro delle emozioni. E poi c’è il cameo di Erri De Luca, che interpreta uno scrittore italiano che vive isolato in montagna, al quale Gabrielle e Frida fanno visita e che rappresenta la vera parentesi sentimentale nella vita delle due donne.

Sul versante opposto della competizione Cannes 79 ci ha portati in Giappone per un’altra storia tutta femminile di rivelazione sessuale e sentimentale: “Nagi Notest”, il nuovo film del nipponico Koji Fukata, è il ritratto di due donne legate da una parentela acquisita e persa: Yuri, un architetto, lascia Tokyo per andare a trovare a Nagi l’ex cognata Yoriko, una scultrice che vive serenamente in questa cittadina segnata dall’arte e dalla serenità. Il loro incontro, dettato dalla richiesta di Yorico di scolpire un busto di Yuri, si traduce in giornate di lieve confronto, serenità, ma anche scoperta sotterranea di sentimenti mai detti che uniscono le due. A fare da catalizzatore di questa coscienza c’è anche la storia di due ragazzi adolescenti che si scoprono innamorati e vogliono scappare di casa con l’obiettivo di vivere insieme e infine sposarsi. Un film docile e attraversato da movimenti sotterranei che lasciano la superficie un po’ immobile, ma alla fine descrivono momenti di vera intensità.

Sul versante della sezione Un Certain Regard, infine, l’apertura è stata segnata dalla traccia ormai tutt’altro che marginale dell‘horror: “Teenage Sex and Death at Camp Miasma” ha aperto la sezione nel segno dello slasher declinato in chiave metaforica. Firmato dall’artista newyorchese Jane Schoenbrun, il film è un trip orrorifico a chiave gender in cui una regista omosessuale si reca a far visita alla ormai dimenticata star ormai di una serie di film slasher per chiederle di essere l’interprete del remake che sta per girare. Un incontro che si traduce in un faccia a faccia con i desideri rimossi della regista e con la sua impotenza, in un bagno di sangue estetizzante e metaforico che sta tra l’ironico, il surreale e il postmoderno.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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