“Io quella mattina mi sono svegliato, sono andato a Vigevano per andare in una libreria, l’ho trovata chiusa, ho fatto un rapido giro della piazza e sono
tornato a Garlasco, da mia nonna. Sono stato lì una mezz’oretta,
dopo ho ricevuto una chiamata di mia madre che mi richiamava a
casa per mangiare. Quando hanno sentito mia nonna, lei ha
ripetuto questa cosa e ha ripetuto più volte che lei mi aveva
chiesto di restare a pranzo, ma io non volevo restare. Cioè, lei
diceva: ‘Ma io l’ho invitato a restare, ma lui non sta mai a
mangiare da me’. (…) Quella cosa mi è rimasta in mente”.
Lo ha detto Andrea Sempio, unico indagato in concorso nel nuovo filone
d’inchiesta aperto a Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi,
intervistato a Quarto Grado, su Retequattro.
Sempio, amico del fratello di Chiara, ha ricostruito sia la
mattina dell’uccisione, (l’orario dell’omicidio potrebbe essere
esteso dopo le ultime perizie), sia le telefonate fatte alla
villetta di Garlasco, nel Pavese, dove la ragazza è stata uccisa
il 13 agosto 2007.
“Non è che ci fosse un grande significato – ha detto poi
rispondendo sulle varie telefonate fatte – Ai tempi non c’erano
WhatsApp o altre app, quindi quello che c’era erano appunto i
messaggi e gli squilli. (…) In realtà, non avendo il traffico
e la corrispondenza di messaggi nei giorni precedenti o
successivi, non so quanto quella mattinata possa essere
considerata anomala rispetto al resto. Perché alcuni hanno detto
‘un intenso scambio di messaggi e squilli con gli amici’. Sì, ma
i giorni precedenti com’erano? Cioè, nessuno ha mai pensato a
quella cosa lì”.


















