BOFFALORA MAGENTA – Quando diventai sindaco nel 2009, assieme a tutta la squadra di allora ci ponemmo da subito il tema del lavoro, la principale urgenza del nostro territorio. Il sogno era quello di far rivivere l’area ex Saffa, quella che ha garantito lo sviluppo di Boffalora e del Magentino ai tempi dei nostri nonni e genitori. Oggi quel sogno è diventato realtà”.
Così parlo Curzio Trezzani, ex sindaco ed attuale consigliere regionale, ieri alla cerimonia insediativa di Vetropack.
“Una giornata che ci fa rivivere il lungo percorso partito a dicembre 2018, un percorso che ha richiesto da parte di noi amministratori, dell’ufficio tecnico comunale, di Regione Lombardia, di tutti gli enti coinvolti e da parte di Vetropack un intenso impegno nel seguire tutto quello che è stato il complesso iter procedurale fino ad oggi. La soddisfazione più grande è che la più importante operazione estera a livello nazionale è proprio a Boffalora in un area da sempre a vocazione industriale che verrà rigenerata e dove sorgerà un nuovo e moderno stabilimento industriale. Un progetto che nasce da una scelta ragionata, una scelta di rigenerazione, un percorso di recupero di un’area dismessa. Un’ operazione che riveste un’importanza economica, culturale, sociale e ambientale e che avrà ricadute su tutto il territorio”.
Queste invece alcune delle parole pronunciate dal sindaco e successore di Trezzani, Sabina Doniselli, sempre in apertura della cerimonia di ieri.
Ed immediato scatta il parallelo, la rappresentazione plastica del piccolo Comune (poco più di 4mila anime) al confine della grande Magenta (24mila) che impartisce , seppur indirettamente e il necessario garbo istituzionale (ieri era presente anche Chiara Calati), una lezione che fa rivivere l’immagine biblica del Davide che contrapposto a Golia coglie un successo quanto meno inatteso.
E’ pur vero che portare Vetropack nell’area ex Saffa a Boffalora ha comportato un lavoro di anni. Certe cose, centinaia di milioni di euro di investimenti e ricadute occupazionali per centinaia di posti di lavoro, non s’improvvisano lo spazio di una mattina.
Ma è altrettanto vero che il tempo di Chiara Calati sta scadendo (quello del primo mandato) ed è cominciato nel 2017.
Anni trascorsi su di un doppio ed ideale binario: se da un lato la cosiddetta ordinaria amministrazione- dopo un iniziale e fisiologico sbandamento- sta tutto sommato dando segni di vitalità (ed operatività, si pensi ai lavori pubblici post Covid, a strade che finalmente vengono asfaltate, ai cantieri del palazzetto o dello stadio comunale), è sulle grandi partite rimaste aperte e irrisolte che Magenta latita. E’ assente. E sono tutte, o quasi, le deleghe che il sindaco pro tempore ha voluto per sè. Possiamo classificare l’interramento dei pali Enel alla zona Nord come opera importante, per la città. Ma trattasi (addirittura) di progetto avviato nell’epoca Del Gobbo-Maerna.
E’ sui grandi progetti, sul ruolo, la funzione, il futuro della città di Magenta- perno e baricentro dell’est Ticino, assieme ad Abbiategrasso- che Chiara Calati (salvo improbabili gol in articulo mortis, o in zona Cesarini) si presenterà alla fine del mandato senza risultati.
Senza una prospettiva sull’altra porzione dell’ex Saffa, sull’area Novaceta, sulla capacità EFFETTIVA di attrarre nuovi e importanti investimenti industriali.
Magenta Città che fu, la rubrica che lo scrivente (ormai non di primo pelo..) ideò su un settimanale locale di fine anni Novanta. Magenta città internazionale, ha detto Chiara Calati a Valentina Pagani di Settegiorni.
Quello sì che rimane un sogno, una chimera, un’illusione. Quale città internazionale, senza piani di ampio respiro come Vetropack?
Se Boffalora il proprio sogno l’ha realizzato, Magenta sta ancora sfogliando la margherita. In campo sportivo si chiama ‘upset’, risultato a sorpresa, inatteso.
In politica.. anche peggio.
Fab. Pro.


