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Sulla grandezza di Luciano Prada da Corbetta e di Caldarina e pan giald

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Corbetta, anno del Signore 1983, mese di Febbraio. Quaderni del Ticino. Numero monografico intitolato Caldarina e pan giĆ ld, scrive Luciano Prada, fotografie di Gianni Saracchi, disegni di Patrizia Comand, 180 pagine, Lire 5.000. Quaranta gli anni da quella stampa. Trenta dalla morte dell’Autore nel novembre A.D. 1994. Novembre, Gustave Flaubert ne avrĆ  scritto in definitiva, si legge ancora? Non so. Luciano Prada si schianta in auto. Portava una Citroen GS. Notte da nebbia bagnata che specchia, al riflesso dei fari, lattiginosi miraggi. Finisce cosƬ.

Fu, del territorio suo, forse nostro, il cantore aspro e appassionato perchĆ© l’amava e l’amore, come si sa, non ĆØ pulsione ma cultura. Non era un sentimentale, ad uso di banale svenevolezza. Al contrario, fu uomo di sentimento. Orecchio fino e occhio acuto. Lettore onnivoro. Quando il Prada scrive guarda ad un mondo in trapasso, ā€œl’homo curbitinusā€ cui si riferisce testualmente l’Autore sono i suoi padri ed i suoi coscritti, la gens cresciuta tutt’intorno la terra. E Corbetta, con il suo territorio di notevole estensione, era paese profondamente rurale mentre la Magenta, traversata dalla ferrovia era giĆ  l’industria, la grande industria quindi la giornata non più ciclica sull’andare delle stagioni e delle campane ma lineare, scandita dalle sirene e dai trilli dei telefoni che rimbombavano nei vari reparti.

La lingua nella Corbetta delle sue genti ĆØ ancora il dialetto, giĆ  in Magenta l’italiano, per altro esiguo ma purtuttavia italiano ĆØ regola. Nel corso dei decenni sopraggiunti, ed il Prada lo seppe cogliere molto bene, queste differenze antropologiche dettate da diversi metodi di vita sono totalmente svanite. Persistono in altre terre, sempre italiane, ancora profondamente rurali. Ciò che il Luciano Prada mette in luce, ciò che gli interessa, ovviamente, ĆØ il linguaggio. Dentro la lingua del latte materno si sugge il sapore della materia, che il contadino esprime in sapienza diretta, trasmessagli a ereditĆ  nel corso dei secoli, la sua ĆØ parola che immediatamente si fa figura, la concettualitĆ  ĆØ prerogativa dell’italiano. Tutto questo popolo minuto ora ĆØ a dimora.

Quindi ancora più prezioso il libro che… PerchĆ© scrivo di Lui? Il caso ne ha ordinato la necessitĆ . Suona perentorio ā€˜tu devi’, l’imperativo categorico. Ricollocando, per cosƬ dire, la mia biblioteca, sono più di ottomila e mi orizzonto per editori… ecco che, a mano aperta, aggancio una cinquina di volumetti e, il caso vuole, da uno scivola al suolo un cartiglio a lista: ā€œLucciola, Addio – incontriamo Luciano Prada dieci anni dopo. VenerdƬ 19 novembre 2004, ore 21, Corbetta, Municipio, sala Grassi: Francesco Prina (Sindaco), Mario Comincini, Giuliano Grittini, Fulvio Rondena, Emanuele Torreggiani, Fabrizio Provera. Era fuoriuscito, il cartiglietto a segnalibro, dal Caldarina e pan giĆ ld. Quindi, ancora all’impiedi, apro il volume, e l’occhio scorre a pagina 74, lato destro, motto catalogato 162, leggo: ā€œUn pĆ  al mantĆØgn dĆØs fioeù, dĆØs fiuoeù mantĆØgnan no un pĆ . Un padre mantiene dieci figli, dieci figli non mantengono un padre. Proverbio dell’amor paterno e dell’ingratitudine filiale. GiĆ  vivo in passato remoto, vivissimo al presente, cupo di prospettive. Ma il progresso, si sa, predispone piscine all’onda e gerontocomi da cortileā€.

Dunque mi siedo. Accendo il tabacco e riprendo il testo, Indice: Parole povere; Storia di un titolo; Salvacondotto (in forma di prologo); Proverbi, motti, facezie, massime, locuzioni, detti popolari; Modi di dire, frasi fatte, scherzi di parole; Filastrocche, nenie, tiritere, conte, litanie, pive, cantilene; Richiami, inviti, mottetti del mondo animale; Invocazioni, sospiri, lamenti, ingiurie, scongiuri, grida, giuramenti, battibecchi, sfoghi, spavalderie e altro; Indovinelli; Commiato dal numero 13; Note, Controritratto d’autore, a cura del medesimo. Di sĆ© scrive: ā€œUmanista, uomo di fantasia, esteta del quotidiano, scrivano di contadoā€. Quando s’incarta con la morte in quella nebbia spessa, il Luciano Prada scrive d’arte per il Corriere della sera e nel 1994 il Corriere era ancora il Corriere. Questo volume, oggi, dopo quarant’anni, oh, certo, quando uscƬ fu un gran dire… chi scrive ha metĆ  del proprio sangue originario di Corbetta, mia madre Maria detta Angela, i miei nonni Giuseppina Sala e Francesco Cislaghi residenti in corte di proprietĆ  lungo la via Manzoni, ora tutti in dimora, ed io bimbo andavo, accompagnato dal nonno presso la Malpaga, alla terra, la vigna, a dorso di cavallo, di asino, munsi una vacca, decapitai, istruito dal vecchio caporalmaggiore degli alpini Grande Guerra, un gallo feroce che mi aveva beccato allo zigomo, trattenuto al ceppo, con una roncola e arrostito nel forno a legna della cucina economica in ghisa… quando uscƬ il Caldarina fu clamore, allora, quarant’anni fa, in molti si riconobbero o direttamente o per ceppo (ripetizione voluta ad indicare dapprima l’albero e di poi l’origine che in lombardismo coincidono) di famiglia e la lingua che si parlava nelle case, la lingua era il dialetto tanto che, quando si andavano ad esprimere in italiano, l’italiano pareva lingua tradotta. Oggi, dopo quarant’anni e tutto quel mondo a dimora, e definitivamente significando che mai più risorgerĆ , il libro assume valore antropologico. Una mappa, come da indice riportato, precisa, ampia e dettagliata, di un modo di vivere, costume, tradizione, culto, cultura, seppellito. Andrebbe ripubblicato. Un libro ricchissimo. Le Note presenti a chiusura danno la dimensione di come l’Autore avesse lavorato in prospettiva. Emerge la Sua capacitĆ  di cogliere, dal vernacolo, la lingua colta, classica, riferendo autori, italiani e stranieri, che collimano nel detto, sia alto che basso. Un libro che un qualche studente potrebbe affrontare per una tesi di laurea… le fotografie di Gianni Saracchi, tutte in bianco e nero restituiscono la fissitĆ  e la profonditĆ  abissale delle lapidi cimiteriale a tal punto che sembra osservino il lettore il che procura il chiasmo dell’anima, mentre i disegni di Patrizia Comand, pur richiamando squarci riconoscibili del paese che fu giĆ  affrescano una scena metafisica. Libro d’anime, quindi. Ed a questa chiamata devo la mia bagatella.

E concludo riportando i nomi delle aziende che si prestarono a finanziare l’impresa dei Quaderni del Ticino, diretti da Ambrogio Colombo, giĆ  senatore della Repubblica e specificatamente questo numero monografico. Honeywell; Opel Riccardi Magenta; Ediemme Magenta; Cariplo; Bruno Romeo, Magenta; SA.GI.Auto Ford, Magenta; Binishells Milano; Canale 6 Teleinform 80, Milano; Associazione Legnanese dell’Industria, Legnano; Assimoco, agenzia di Magenta; STF Magenta; Alfa Romeo, concessionarie Fespa Abbiategrasso, Cozzi Legnano, Pagani Magenta, S.A.R.A.V. Vigevano; Banca Popolare di Abbiategrasso; Transco spedizioni, Milano, Firenze, Roma.

di Emanuele Torreggiani

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