RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – Egregio Direttore,
mettere gli occhiali in pubblico oggi sembra essere diventato un obbligo di scena. Magari sono firmati, magari si è pure pagati per farlo. Il web ha compiuto il miracolo al contrario: ha elevato il livello del provinciale a rango reale. L’aspirazione massima? Non fare niente, non essere niente, ma guadagnare sempre.
Tuttavia, c’è un limite. Un uomo che parla in pubblico — specialmente se politico o aspirante statista — dovrebbe sapere che indossare gli occhiali da sole è, banalmente, da cafoni. Già Berlinguer faceva i promo con le lenti scure e il contorno sfumato, ma allora pensavamo che i filtri fossero un’esclusiva di Barbara D’Urso. Oggi, invece, la sfida si è spostata sul terreno dei meme.
La politica del Cosplay
La popolarità e le visualizzazioni hanno contaminato anche i campi più seri. Se Trump gioca a fare il Joker, il mondo cerca disperatamente un Batman. E in mancanza dell’eroe, ci si accontenta di un Top Gun senza giubbotto. Macron, dal canto suo, avrebbe potuto vestirsi direttamente da moschettiere: il suo ruolo di “imbucato d’oro” e anti-americano non ha pari.
Ma la risposta dell’Europa non può essere così pacchiana. Un’Unione che non ha mai risolto i propri problemi interni non credo sia in grado di risolvere quelli altrui. Eppure, ogni conferenza deve trasformarsi in uno show, lasciando ai “fan” il compito di premiare il vincitore a suon di like.
Lo specchio dell’anima (oscurato)
I giornali, dal canto loro, tifano invece di informare. Le rassegne stampa sono diventate arene di commenti di parte, dove il dettato schematico dei fatti è sparito sotto un doppio filtro deformante.
Io, invece, vorrei vedere gli occhi di chi dice di volermi salvare. Perché gli occhi sono lo specchio dell’anima. Forse è proprio questo che manca all’Europa e ai suoi rappresentanti: un’anima. Quell’anima che nei secoli non hanno mai avuto e che forse non avranno mai.
Un bullo di periferia
Siamo davanti a un grande baraccone: prepotente con i piccoli, pavido e dispendioso con i grandi. Un bullo provinciale che deve mettersi in mostra per poi tornare a vantarsi nel proprio cortile. In un mondo che non ha più un giudizio critico basato sui fatti, siamo diventati un popolo di tifosi.
Persino l’Italia, che un tempo dominava l’Europa almeno nel calcio, oggi non conta più nulla. Siamo un Paese che balla in un continente che canta; o meglio, che alza la voce solo quando è certo di non prenderle.


















