HomeCulturaZamunda nel Queens: quando si poteva ancora ridere (e sognare) senza bussola...

Zamunda nel Queens: quando si poteva ancora ridere (e sognare) senza bussola ideologica

In una serata di “blackout tecnologico” — niente streaming, niente social, niente TV a pagamento — mi sono ritrovato davanti alla vecchia televisione generalista. Un salto all’indietro, dritto negli anni ’80. Sullo schermo passava un cult assoluto: Il Principe cerca moglie (1988).

Rivederlo oggi, a 38 anni di distanza, non è stata solo un’operazione nostalgia, ma un vero e proprio shock culturale. Quel film, figlio dell’era Reagan e dell’alba di Bush padre, ci racconta un mondo che oggi sembra quasi proibito.

L’ironia oltre il colore della pelle
La forza del film di John Landis sta nel fatto che quasi tutto il cast è composto da attori afroamericani. Eppure, proprio questa “omogeneità” permetteva una libertà di satira che oggi farebbe tremare i polsi a qualsiasi produttore di Hollywood. Situazioni “anti-radical chic” e politicamente scorrette si susseguono senza sosta, colpite dall’arma più affilata: l’ironia.

Il giovane principe Akeem si finge un poveraccio proveniente dall’Africa, scontrandosi con i neri americani che si sentono, prima di tutto, americani. Qui il classismo è esasperato: i soldi fanno la differenza e non hanno colore. I difetti umani — l’avidità, la boria, la pigrizia — vengono messi in scena senza filtri, indipendentemente dall’etnia dei protagonisti.

Il “Sogno Americano” contro lo stagno del presente
In quel 1988, il cinema metteva in scena la rapina del criminale di colore e il furto dei vicini non caucasici senza che questo scatenasse tribunali inquisitori sui social. Si accettavano i pregi e i difetti dell’integrazione come parte di un pacchetto reale. Era l’apice del Sogno Americano: la voglia di realizzarsi, di migliorare la propria condizione per lasciare ai figli un mondo migliore.

Oggi, quel sogno sembra essersi trasformato in uno stagno senza ricambio. Non cerchiamo più la felicità o l’elevazione, ma ci siamo arroccati in una lotta per diritti spesso già acquisiti, alimentando fantasmi del passato ormai sepolti.

La dittatura del “Sentirsi in colpa”
Viviamo in un’epoca in cui sembra non si possa più dire nulla. O meglio: alcune persone possono dire tutto, mentre altre devono accettare pacchetti ideologici pronti all’uso, senza poter distinguere tra torto e ragione. Ci sentiamo costantemente in debito o in colpa, dimenticando che le nuove generazioni dovrebbero essere educate al merito, non al “tutto dovuto”.

Il politicamente corretto ci ha presentato un conto salatissimo fatto di tre grandi perdite:

La perdita del riso: Non si può più ridere di tutto (e quindi di niente).

L’invasione di campo: L’ideologia è finita ovunque, persino nella “minestra” quotidiana.

Il divieto di sognare: Se siamo tutti “piattamente uguali” e perennemente litigiosi, il desiderio di un Principe di cercare l’amore vero oltre la classe sociale diventa un concetto alieno.

Forse i principi non cercano più moglie perché sono troppo impegnati a non offendere nessuno. Ma in quella serata senza internet, tra una risata e l’altra, ho capito che quel mondo degli anni ’80, con tutti i suoi difetti, aveva un pregio che stiamo perdendo: la libertà di essere umani, ferocemente e comicamente veri.

Altri articoli della sezione

Il primo capitolo è sempre il più bello. Telegatti 1998: quando eravamo pochi, improvvisati e ci divertivamo di più

Una regola della vita che vale per tutti i settori. In questi giorni mi è tornata in mente una missione che noi universitari affrontammo...

La paura fa 45, l’onda che nessuno vuole vedere. L’analisi del voto in Sassonia

La paura fa 45. Anzi, fa 44,5%. Anzi, fa 30,6% in Sassonia e 33,5% in Turingia. Chiamatela come volete, ma non chiamatela più "tre...

Cerano: la festa patronale nel segno della tradizione

Domenica mattina il presidente della Provincia di Novara Marco Caccia ha partecipato a Cerano alla Santa Messa nell’ambito della Festa Patronale 2026, che dal...

Commissario Rex, un mito anni degli anni Novanta

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO - "Caro Direttore, ricordo ancora quella sera. Giornata del Telegatto, Piazza Piemonte fuori dal Teatro Nazionale a Milano. Il TG5 faceva le...

Articoli Correlati

Il primo capitolo è sempre il più bello. Telegatti 1998: quando eravamo pochi, improvvisati e ci divertivamo di più

Una regola della vita che vale per tutti i settori. In questi giorni mi è tornata in mente una missione che noi universitari affrontammo...

Camminata al Sacro Monte di Varese venerdì 11 settembre con visita al Santuario e alla Cripta

Straordinario esempio di architettura religiosa immerso in un suggestivo paesaggio, il Sacro Monte di Varese sarà il protagonista venerdì 11 settembre 2026 alle ore...

Arona: degustazione e visita guidata al Sancarlone per accogliere l’autunno

Il Sancarlone dà il benvenuto all’autunno con un appuntamento speciale dedicato alla scoperta del monumento e ai sapori del territorio. Sabato 19 settembre...

Abbiategrasso. Patrizia Patrì presenta “Una verità non basta”

In “Una verità non basta” il mistero diventa uno strumento per esplorare il comportamento umano. Un romanzo a più livelli, pubblicato da Brè Edizioni...
spot_img