HomeCronacaPm, 'sgretolata la responsabilità di Stasi e demolita la sua condanna'

Pm, ‘sgretolata la responsabilità di Stasi e demolita la sua condanna’

L’esito dell’indagine della Procura
di Pavia sull’omicidio di Chiara Poggi con “l’emersione della
responsabilità di Andrea Sempio si intreccia indissolubilmente
con lo sgretolamento della responsabilità di Alberto Stasi” e
assume addirittura una “capacità demolitoria dei fondamenti del
giudicato di condanna” per l’ex fidanzato della ragazza che sta
finendo di espiare 16 anni di carcere.

E’ la convinzione del procuratore aggiunto Stefano Civardi e
delle pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano che, in un
passaggio della loro memoria depositata con la chiusura
dell’inchiesta, si spingono a dire che “è fuori di dubbio che
qualsivoglia magistrato che leggerà il presente incarto
processuale non si confronterà con una ipotesi ‘fantasiosa e
astrusa, distante dal senso comune delle cose'”. Parole queste
che si riferiscono alle critiche mosse in questi mesi
all’indagine, senza fare nome e cognome di chi le ha fatte.

Gli inquirenti, in un altro punto della loro memoria, hanno
sottolineato che “il risultato delle investigazioni che si
vanno a compendiare e l’opera ricostruttiva compiuta è del tutto
coerente con lo statuto ordinamentale del Pubblico Ministero che
non sostiene semplicemente l’accusa pubblica in modo
unidirezionale unitamente ad eventuale ed accessoria accusa
privata, ma (…) mira all’accertamento della verità processuale
seguendo le regole del giusto processo, laddove la verità è per
sua natura indifferente agli interessi delle parti”.

Inoltre, hanno tenuto ad evidenziare, che “il Pubblico Ministero è certo
altresì consapevole del valore della certezza e stabilità del
giudicato, fondamentale per ogni ordinamento, ma altrettanto
consapevole dell’esigenza ‘di altissimo valore etico e sociale,
di assicurare, senza limiti di tempo ed anche quando la pena sia
stata espiata o sia estinta, la tutela dell’innocente'”.

Considerazioni queste che lasciano intendere che la necessità di
riaprire l’inchiesta sul delitto di Garlasco è nata dalla
necessità di tutelare Stasi, per loro innocente, e di
sollecitare, come è stato fatto, un’istanza di revisione. Al
contempo, hanno indicato in Sempio l’omicida sulla base di
indizi e di un movente che, al di là della solidità o meno degli
elementi su cui si fonda, devono, però, essere ancora valutati
da un giudice ed eventualmente da una Corte.

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