Nessun mancanza di rispetto delle minoranze ma solo la volontà di trovare una data plausibile in un calendario già molto denso d’impegni.
Lo ha spiegato il presidente del Consiglio comunale Luca Aloi rispondendo alle critiche sollevate da Progetto Magenta sulla data della prossima seduta della massima assise cittadina.
“Abbiamo proposto la data del 25 di marzo per evitare la settimana del referendum così da non esacerbare gli animi. Per quanto riguarda gli altri giorni prima e dopo il 25 diventava impossibile. C’erano diverse assenze già annunciate e, soprattutto, il 26 e il 27 si sarebbe finiti troppo sotto rispetto ai termini che dovevamo rispettare”.
Aloi a ribadito che la questione di fondo è sempre legata al referendum: “Finestra ristretta questa è la verità vera – afferma Aloi – abbiamo sempre cercato la più grande partecipazione possibile. Anche le proposte di Progetto Magenta le abbiamo sempre prese in esame. Il mio compito è garantire che ci sia la maggioranza e, in secondo luogo, non possiamo davvero andare oltre i tempi predefiniti soprattutto perchè la macchina del Consiglio comunale deve funzionare”.
Luca Aloi ha rimarcato anche il “metodo condiviso” che ha caratterizzato questi anni di lavoro consiliare. “Si cerca sempre di rispettare il ruolo delle minoranze e più ancora dare già delle date di massima, tant’è che il successivo Consiglio comunale sarà presumibilmente il prossimo 28 Aprile come annunciato. Purtroppo per quanto riguarda quello della prossima settimana, era il primo in agenda dell’annata 2026 e, quindi, si è creata questa situazione ma davvero senza nessuna volontà scavalcare le opposizioni”.
In chiosa Aloi è tornato sul tema ‘tifoseria’ legata all’imminente consultazione elettorale.
“Ho detto in apertura che d’accordo con il sindaco Del Gobbo abbiamo voluto tenerci volutamente distanti dalla settimana del referendum e visto quello che è successo a Pontevecchio, con i nostri manifesti per il SI’ stracciati poche ore dopo la loro affissione, penso proprio che abbiamo fatto bene. Sono convinto allora che anche questa polemica sia nata fondamentalmente perché gli animi sono tesi e forse troppo caldi per questa ragione. Ma il Consiglio comunale si occupa dell’amministrazione cittadina non certo di questioni di politica nazionale né tanto meno, è il luogo dove fare propaganda elettorale”.



















