Mercoledì sera incontro al quartiere nord. Presenti operatori sanitari ed esponenti regionali dei ‘Dem’ che hanno duramente criticato il provvedimento varato dal centrodestra al Pirellone
MAGENTA – Quando si dice essere sul pezzo. La serata organizzata dal Pd cittadino, annunciata con lo slogan ‘E’ ora di una nuova sanità’ e condotta da Elisabetta Mengoni, medico e consigliere comunale, si svolge proprio all’indomani dell’approvazione della Legge che riforma la sanità lombarda e dell’evento dedicato ai 50+1 anni del Nuovo Ospedale ‘Fornaroli’.
E’ richiamando questo avvenimento che Enzo Salvaggio, nel saluto a platea e relatori, fatte salve “le glorie del passato”, sottolinea la necessità di una “buona politica sanitaria territoriale, perché i limiti dell’attuale si sono evidenziati tutti con lo scoppio della pandemia”. E si comincia con la testimonianza di chi ha vissuto lo stravolgimento del proprio lavoro, il dramma di non poter garantire un trattamento adeguato ai malati di cancro, “per una pausa molto lunga, troppo lunga, della nostra attività oncologica”, dice Laura Balzarotti, medico chirurgo, direttore della Breast Unit del ‘Fornaroli’.
E’ nota, infatti, la forzata chiusura dei reparti per far fronte al Covid. La dottoressa ricorda la corsa ad aiuti esterni (Istituto dei Tumori, IEO) cui affidare quei pazienti “che non potevano più aspettare …”, gli aiuti che ci sono stati, i colleghi meravigliosi, ma anche le procedure bloccate e le enormi difficoltà , “soprattutto nel secondo lockdown”.
Per Stefania Piscopo, infermiera libero professionista, è eufemistico definire la pandemia una tragedia. “E’ stato un completo smarrimento che ha evidenziato il buco enorme tra Ospedale e domicilio del paziente, un sistema, che già non funzionava, non è esploso ma imploso”.
Lei, come pochi altri colleghi, a casa degli ammalati ci andava, faceva prelievi e medicazioni, prestava assistenza a chi, dopo essere stato curato in ospedale, veniva dimesso. “Abbiamo e svolgiamo un servizio che dovrebbe erogare il sistema sanitario regionale”, conclude, domandandosi se la Riforma sia tale o solo una revisione dell’esistente.
Quindi è Carlo Petrone a raccontare la grande solitudine dei medici di famiglia allo scoppio e per gran parte dell’emergenza sanitaria, declinando una serie di difficoltà, tra cui “un grosso problema è stato l’appesantimento burocratico, mentre sarebbe stato possibile agire in maniera più snella”, commentando, infine, che oltre alla laurea in Medicina e a un’esperienza professionale ormai trentennale, forse avrebbe dovuto essere anche dottore in Informatica.
Quindi i contenuti della nuova Legge sono esposti e analizzati, a turno, dai consiglieri Pd di Palazzo Lombardia, Pietro Bussolati e Carlo Borghetti. Appaiono stanchi per la lunga maratona in Aula, delusi, “perché non è stato accolto nulla di quanto abbiamo proposto” e preoccupati per una riforma, “fatta in salsa padana”, che conferma un’errata cultura ospedalo-centrica, “mettendo in mano agli Ospedali le case e gli ospedali di comunità, resi possibili dagli investimenti del PNRR”.
Troppe, tante, a loro parere, le cose sbagliate e tale appare anche il rilancio del Distretto, “svuotato di significato, in quanto privo di una vera autonomia”. Condannano l’equivalenza tra pubblico e privato, “lo spezzatino in cui è stata ridotta, anziché potenziata, la prevenzione”.
E poi nulla si dice della rete ospedaliera, della carenza di medici e personale sanitario. Si aspettavano “novità che facessero cambiare strada ad una sanità che non funzionava. Invece, questa non Riforma crea confusione, non ha coraggio e fa solo passi a metà”. In prospettiva, l’unico rimedio, da loro suggerito, “ è il voto nel 2023”. Il Pd magentino è in campagna elettorale, Bussolati e Borghetti si portano avanti.
Franca Galeazzi


