Faccia da onnisciente – Il potere di parlare del niente

"In TV parlano tutti, tutto il giorno. Vogliono insegnarti la vita, dopo averne vissuta una sola. Sul web c’è chi critica la TV o la ricopia. Un eterno bar dove non devi neppure consumare, né inventare scuse per non spendere".

“Faccia da botti o botte …di Capodanno”

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Egregio Direttore, siamo un Paese che invoca la storia ma non la studia, che celebra la cultura dopo averla considerata un fastidio, che difende la “coltura” mentre demonizza pesticidi e agricoltura… salvo poi scoprire che il kiwi, un tempo “non nostro”, oggi ci vede tra i maggiori produttori al mondo.

Un tempo c’era il bar, poi la TV, oggi il web: luoghi diversi per lo stesso rito. Tutti sapevano tutto, e quando non lo sapevano, inventavano. Perché il sapere è più forte del potere: lo condiziona, lo limita, lo smaschera. Essere custodi della conoscenza incute rispetto.
Me lo disse un uomo disperato ma gonfio d’ego: “Io non sono il custode del sapere, ma per fregare il padrone devi sapere una parola in più.”

Leggere, o dire di aver letto, fa sempre scena. “Ho letto il libro”, diceva chi non aveva i soldi per il cinema. Frase d’effetto, magari senza aver sfogliato neanche una pagina, ma utile a non finire nel girone degli ignoranti.

In TV parlano tutti, tutto il giorno. Vogliono insegnarti la vita, dopo averne vissuta una sola. Sul web c’è chi critica la TV o la ricopia. Un eterno bar dove non devi neppure consumare, né inventare scuse per non spendere.

L’appiattimento nasce dal convincimento che siamo tutti uguali. Favola antica, che nessuno ha mai davvero creduto.
Anche la spesa è diventata un rito sociale: prendere prodotti di marca era un vanto, un modo per sentirsi saliti di grado.

Oggi molte battaglie sono inutili: basta sapere, e stare dalla parte giusta. Ma parlare di tutto è spesso parlare di niente. E stare sempre dalla parte giusta è faticoso: serve il riposo del guerriero, quello fiero.

Strano, però: tutti questi onniscienti, eppure lasciano sempre fili pendenti”.

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