HomeCronacaCasellario giudiziale richiesto a sua insaputa: bufera al comune di Cisliano

Casellario giudiziale richiesto a sua insaputa: bufera al comune di Cisliano

Un episodio ancora avvolto dal mistero scuote il Comune di Cisliano. Un funzionario dell’ente ha scoperto che nel settembre 2024 qualcuno avrebbe richiesto, a sua insaputa e utilizzando il suo nome, un certificato del casellario giudiziale. Un comportamento che, se confermato, rientrerebbe tra quelli sanzionati dal codice penale, che punisce chi si procura con inganno il certificato penale altrui o ne fa un uso diverso da quello consentito dalla legge.

«La risposta della Procura – commenta il funzionario – è giunta in meno di ventiquattro ore all’ufficio protocollo del Comune e non è mai stata trasmessa all’ufficio richiedente né inserita nel mio fascicolo personale». Un passaggio che solleva interrogativi su chi abbia avanzato la richiesta e per quale motivo.

Il funzionario coinvolto non è una figura qualunque all’interno della pubblica amministrazione: vanta infatti un curriculum di rilievo e in passato ha prestato servizio anche nella Polizia locale, ricevendo diversi encomi per l’attività svolta. Proprio per fare chiarezza, l’interessato ha presentato un’istanza di accesso agli atti, ottenendo la documentazione necessaria a ricostruire l’accaduto. Sulla base di quanto emerso, il suo legale ha sporto denuncia nei confronti di una persona, sulla cui identità e incarico al momento viene mantenuto il massimo riserbo. «L’amministrazione comunale ha preso le distanze da questo bruttissimo episodio – prosegue il funzionario – che mi ha turbato profondamente. Naturalmente il mio casellario giudiziale è specchiato». Resta però il nodo centrale della vicenda: perché qualcuno avrebbe richiesto il casellario giudiziale di un funzionario del Comune di Cisliano?

La questione non si limiterà alla sede penale. «Procederemo anche davanti al Garante – conclude il funzionario – perché richiedere il casellario giudiziario o i carichi pendenti a dipendenti già assunti viola la privacy e anche lo Statuto dei Lavoratori». La normativa, infatti, vieta indagini sulle opinioni politiche, religiose o sindacali e su fatti non attinenti all’attitudine professionale.

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