Dopo un’autentica settimana di passione– Gaetano è volato via improvvisamente venerdì scorso stroncato da un attacco cardiaco – idealmente tutta la città di Magenta e non solo si è stretta attorno alla famiglia Cinquerrui.
Alla sua Manuela compagna nella vita e anche nel lavoro, alla sua Martina, la sua bambina ormai diventata una donna che anche oggi nel momento più difficile, ha dimostrato il carattere e quella forza d’animo che di sicuro hanno riempito d’orgoglio papà Gaetano.
La Basilica di San Martino, nonostante la calura pomeridiana di un fine maggio che sa più di giugno, faticava a contenere il fiume di persone che non ha voluto mancare con un abbraccio, una parola, uno sguardo a far sentire meno soli e smarriti chi da un giorno all’altro si è trovato senza un pezzo, senz’altro quello più importante, della propria vita.
In chiesa si respirava e si percepiva fino in fondo il senso della tragedia. Ma anche la dignità di chi questo dolore sta cercando di viverlo con compostezza. Forse, in parte anche rinfrancato da questa autentica ondata di solidarietà e vicinanza dimostrata da chi Gaetano lo conosceva bene, oppure, semplicemente era un suo cliente o, ancora, aveva condiviso con lui una grande passione: che fosse quella calcistica per la sua Inter o anche quella degli amici del Softair presenti con maglietta d’ordinanza.
Per tutti un uomo buono con il suo sorriso disarmante. Parole che sono state ripetute anche dal Prevosto don Federico. Ma più ancora da Don Francesco Agostani parroco di Inveruno. A lui il compito più difficile. Lui che ha costruito un rapporto speciale con Martina e la famiglia di Gaetano all’epoca in cui si occupava dei giovani dell’Oratorio dei Padri Somaschi di Magenta, ha avuto la missione più ardua durante l’omelia. Ma più ancora durante tutti questi giorni così carichi di dolore e di domande.
Don Francesco, rivolgendosi per tutto il tempo della sua predica a mamma Manuela e a Martina, ha cercato di trovare le parole giuste per dare una spiegazione a qualcosa che razionalmente parlando non ce l’ha. O meglio, che ci porterebbe a intonare piuttosto un vecchio brano del ’98 di Luciano Ligabue “Ho perso le parole…”.
Don Francesco nella sua impresa quelle parole le ha trovate e ha paragonato Gaetano a Raffaele, uno dei sette arcangeli che sta al cospetto di Dio. “Sicuramente oggi anche lui si trova lì” ha detto il sacerdote. Così come provando sempre a portare conforto ha evidenziato come Gaetano sia ancora qui con noi. “Questo è solo un passaggio…”.
Già, perché la domanda che don Francesco si è visto porre da Martina è stata chiara e per certi versi naturale: “E adesso come faremo? come faremo ad andare avanti?”. “Riuscirete a farlo perché quando avrete realizzato di esserci riuscite, avrete avuto anche la prova tangibile che lui, Gaetano, è sempre stato qui con voi ad aiutarvi…”.
E’ stato un momento particolarmente intenso della cerimonia così come quando Martina ha voluto condividere con tutti la lettera scritta al suo papà. Con un coraggio da combattente e cercando di non farsi interrompere da quelle naturali e umanissime lacrime. che erano lì pronte a sgorgare come da una fontana, ha saputo arrivare fino in fondo.
Ha ripercorso e non poteva non essere così la grande e comune passione per l’Inter trasmessa dal suo papà, ancora quand’era nel grembo materno, così come la promessa solenne, la più difficile da mantenere – per chi si vede privato in modo così violento ed improvviso di un affetto così forte – : “Papi ti prometto che continuerò ad andare a San Siro e penserò che tu sarai lì accanto a me, seduto sempre nel tuo seggiolino”. Una promessa di cui Gaetano andrà certamente fiero e a cui Martina terrà fede fino in fondo.















