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Magenta. “Più sensibili sulle parole”

A scuola di empatia con la Fondazione Carolina

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Giovedì 30 aprile non è stato un giorno come gli altri per gli studenti delle classi terze dell’Istituto “Carlo Fontana”.

Hanno infatti vissuto un’esperienza, partecipata e in parte animata da loro stessi, capace di lasciare un segno. Fin dall’inizio, il Dirigente Scolastico, prof. Davide Basano, ha sollecitato i ragazzi ad un ascolto attento, sottolineando quanto le “parole”, dette, scritte o condivise, possano incidere sulla vita delle persone.

L’incontro ha avuto avvio con la condivisione – da parte degli alunni di 3B – di un testo scritto da loro, assertivo e provocatorio, rivolto al mondo degli adulti: “Noi vi chiediamo di aiutarci a capire: come sfuggire al branco (…), come riconoscere in esso ciò che è ingiusto e distruttivo”, “noi non chiediamo consigli, chiediamo strumenti per distinguere il bene dal male”. Lo spunto è nato dalla lettura in classe del libro: “Le parole fanno più male delle botte”, in cui viene narrata dallo stesso padre la storia di Carolina Picchio, vittima di cyberbullismo; testimonianza densa e coinvolgente, nella quale emerge potente l’idea che le parole, soprattutto quando diffuse on line, possano ferire più profondamente della violenza fisica.

Quando il suo autore, Paolo Picchio, si è rivolto a loro, si è creata subito una particolare sintonia. Non c’era più distanza tra lui e la platea dei giovani. C’era un padre, con il suo dolore, ma anche con una forza lucida e composta.

Raccontando di Carolina, non ha cercato un coinvolgimento solo a livello emotivo, ha chiesto responsabilità: le parole possono distruggere, ma possono anche proteggere e salvare. La sua storia non è rimasta un racconto lontano. È diventata concreta, vicina.

Quasi a fissare questa condivisione, è risuonata la canzone composta e suonata da alcune studentesse di 3E: “Non sono solo parole”, che recita: “Non restare a guardare, fai qualcosa anche tu. Se c’è rispetto, cambia l’atmosfera. La gentilezza è una forza vera!”.

I ragazzi hanno percepito chiaramente come dietro ogni messaggio, ogni commento, ogni parola scritta online, ci sia una persona reale e che quel confine tra “gioco” e ferita può essere molto più sottile di quanto si pensi: pensieri che si sono modulati nella toccante poesia scritta dagli studenti di 3A: “L’ombra del click”.

Le note della canzone dei Coldplay, “Viva la Vida”, interpretata dalle alunne di 3B, hanno introdotto l’intervento, forte ed incisivo, di Ivano Zoppi, Segretario generale della “Fondazione Carolina”.

Il relatore ha dato forma alla testimonianza di Paolo Picchio, mostrando come da una domanda possa nascere una nuova consapevolezza: “E se capitasse a me? Se fossi io la vittima?”, lanciando il pressante appello di rivolgersi sempre ad un adulto di riferimento o ad amici fidati, perché “il bullo ha finito il suo potere, se c’è uno che alza la mano” per denunciarlo.

In ogni scuola inoltre è presente un docente referente per il cyberbullismo, grazie alla Legge Carolina (n.71/2017).

Uno dei momenti più significativi dell’incontro è stato quando gli studenti hanno preso la parola. Le loro domande non erano costruite o formali: erano vere, segnate da un coinvolgimento autentico.

A conclusione, il messaggio di Carolina — “Più sensibili sulle parole” — non è rimasto come uno slogan da ricordare, ma come qualcosa da portare dentro, perché in un tempo in cui tutto viene detto velocemente, forse la vera sfida è proprio questa: fermarsi un attimo prima di scrivere, prima di parlare. E chiedersi che effetto avranno, davvero, le nostre parole.

Natalia Tunesi

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