Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato dall’associazione culturale Assalam che a
Cantù (Como) rappresenta la comunità musulmana locale e che da circa 12 anni si batte per ottenere il permesso di trasformare in un luogo di culto un capannone di sua proprietà.
In questi anni il Comune di Cantù ha cercato di opporsi alla riconversione della struttura ricorrendo a diversi atti amministrativi che, con questo ultimo pronunciamento, il Consiglio di Stato ha dichiarato definitivamente nulli, disponendo che il prefetto di Milano, nominato commissario ad
acta, si insedi entro 30 giorni e provveda a valutare il numero dei parcheggi richiesti per il rilascio del permesso di costruire.
È, quello dei parcheggi, l’ultimo ostacolo che l’associazione Assalam aveva già chiesto di poter superare proponendo all’amministrazione di liquidare una somma a titolo di onere di urbanizzazione, proposta che il Comune aveva respinto dichiarandola non percorribile.
Abella Bourass, presidente dell’associazione Assalam, ha espresso “grande soddisfazione per la sentenza” augurandosi che “nel futuro i rapporti con la comunità canturina possano essere ispirati ai principi della massima collaborazione nell’interesse comune e per il bene della città”.
Sul caso è tornato a esprimere le sue perplessità il sottosegretario al ministero dell’Interno Nicola Molteni (Lega), canturino (FOTO IN BASSO), da anni contrario alla costruzione della moschea: “Rispetto le sentenze, ma rimango fortemente preoccupato sul fronte della sicurezza, delle dinamiche di prevenzione e di controllo del territorio. Per questo, dunque, mi confronterò con il prefetto e il questore di Como”.















