Quasi per uno strano destino tutto nerazzurro, Evaristo Beccalossi, al secolo ‘Il Becca’ ha atteso che la sua Inter conquistasse matematicamente domenica sera lo Scudetto numero 21 per poi salire al cielo all’età di 70 anni (*non ancora compiuti il compleanno è il 12 maggio) e dispensare dribbling, colpi di tacco e “no look” in mezzo agli angeli del Paradiso.
Il Becca è stato un talento indiscusso, amatissimo dal popolo interista, il classico numero 10. Ha fatto innamorare e anche dannare – mitologici i due rigori sbagliati nel giro di 8 minuti a San Siro in Inter-Slovan Bratislava, andata dei sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe 1982-1983 – tanto che da lì il comico Paolo Rossi ne trasse anche la popolare gag ‘Mi chiamo Evaristo, scusate se insisto’.
Lui è stato l’Inter, insieme a Spillo Altobelli, Ivano Bordon, Carletto Muraro, Giancarlo Pasinato, Beppe Baresi, Lele Oriali, Malik Marini … e tanti altri campioni, per quei ragazzi degli anni ’70 che iniziavano ad avvicinarsi al mondo del pallone. Un’autentica folgorazione.
Bresciano doc, con la maglia dell’Inter ha vinto lo scudetto numero 12, il tricolore che vedeva in panca il sergente di ferro Eugenio Bersellini. In bacheca anche una Coppa Italia, un ‘Mundialito’ per Club e il rimpianto di una semifinale di Coppa dei Campioni persa per un soffio con il solito Real Madrid.
Era un altro calcio ma per davvero. Dove coi calciatori ci potevi parlare, avvicinarli senza problemi. Mi ricordo che lui venne spesso a Magenta insieme all’amico di sempre Spillo. Li ‘portava giù’ il Testa Coppe – al secolo Gian Piero Testa ex calciatore del Toro andato avanti già da qualche anno – arrivavano alla spicciolata. Non c’erano filtri e per noi ‘marmocchi’ era una magia. Una manna dal cielo. Conservo ancora da qualche parte in qualche cassetto, le sue cartoline autografate. Veri cimeli.
Rimase all’Inter fino alla stagione 83/84 per poi passare alla Doria, al Monza, al suo Brescia e poi chiudere nei campionati minori.
Ma di lui resta scolpita nella memoria di tanti piccoli interisti quel campionato vinto perché fu l’ultimo in serie A conquistato da una squadra che schierava tutti italiani. Dalla stagione successiva infatti l’80/81 ci sarebbe stata la riapertura delle frontiere sino ad arrivare alla situazione attuale (sentenza Bosman) dove per trovare in campo un italiano si fa fatica assai…
“Il Becca” era soprattutto la declinazione del calcio gioioso, quello che piaceva ai bambini. Magia e arte allo stato puro. Quello che in quegli anni potevi giocare in un campetto o anche in uno spicchio di strada mettendo quattro cartelle a fare i pali delle porte. Dribbling, giocate di fantasia, poca corsa e fatica muscolare – tutto il contrario degli allenamenti massacranti che da lì a qualche anno sarebbero andati in voga – ma tanto, tanto divertimento.
Per questo era tanto amato. Perché riconduceva il calcio alla sua essenza originaria. Di lui impossibile non citare la famosa questione legata alla mancata convocazione di Bearzot ai Mondiali del 1982. D’altronde lui non sarebbe mai andato per scaldare la panchina. Prendere o lasciare…
Autentico interista dopo aver attaccato gli scarpini al chiodo aveva svolto anche attività lontano dal mondo del calcio come rappresentante. Del resto ‘Il Becca’ era un volto televisivo, un PR nato. E così il ritorno in TV come opinionista fu praticamente scontato.
Lo ricordiamo a Qui studio a voi stadio su Telelombardia, a Controcampo su Italia 1, su Diretta stadio su 7 Gold, infine, su Sportitalia e alla Domenica Sportiva su Rai 2.
Nel 2021 prese parte a Back to School, il nuovo format proposto in anteprima a dicembre su Infinity e che dal 4 gennaio 2022 è andato in onda su Italia 1. Mentre nel 2023 uscì il suo primo libro La mia vita da numero 10, scritto con Eleonora Rossi e con la prefazione di Enrico Ruggeri.
Insomma, una figura amatissima che il mondo del calcio pesantemente reclamava e che voleva a sè. Poi il dramma del gennaio 2025. Il malore, l’emorragia celebrale, il coma e poi il risveglio e la riabilitazione….. Sembrava fuori dal tunnel o meglio pareva che il peggio fosse alle spalle. Ma le sue condizioni di salute erano rimaste sempre precarie.
Poi il brutto scherzo del Destino. O forse ‘Il Becca’ aveva già previsto tutto. Andarsene ancora giovane ma da fresco Campione d’Italia. Ciao Evaristo.
Nelle foto il Becca con la casacca nerazzurra stagione 82/83, sotto con la figlia Nagaja e il momento del calcio di rigore sbagliato nella famosa partita di Coppa delle Coppe
















