Esistono momenti nella storia di un Paese in cui la realtà supera la fantasia e la cronaca sfocia nel miracolo. Vedere il capo dell’opposizione schierarsi a difesa del Presidente del Consiglio, osservare tutti i partiti uniti come un solo blocco a tutela della dignità nazionale, è un evento che scuote le coscienze. Nemmeno i trionfi della Nazionale di calcio, le vittorie della Ferrari o le imprese di Sinner erano riusciti a generare un sussulto d’italianità così profondo e trasversale.
In 165 anni di storia unitaria, raramente si è percepita un’umanità così grande e una compattezza così ferma. Sembrano svaniti, d’un tratto, i vecchi steccati: non ci sono più rossi o neri, bianchi o grigi; i misteri del passato vengono messi in secondo piano di fronte all’urgenza del presente. Persino l’influenza dell’alleato/invasore americano sembra fermarsi davanti a questa nuova consapevolezza: la nostra mano non è più tesa in segno di sottomissione.
Tutto sembra scaturire da un primo, inaspettato miracolo: la capacità di rendere influente e “conosciuto” un Pontefice finora percepito come innocuo. È facile fare la voce grossa con le democrazie; la vera sfida è mantenere la stessa fermezza di fronte alle dittature. Spesso la dinamica del “tutti contro uno” è giustificata, ma bisogna avere l’onestà intellettuale di chiedersi: dobbiamo dare merito anche ai “cattivi” se, con le loro azioni, hanno finito per compattare un intero popolo?
Questa crisi ha unito il Paese e ha ridato smalto e orgoglio alla cristianità, difesa oggi anche da chi, per anni, l’aveva derisa o messa in secondo piano.
In 51 anni di vita, ho imparato poche ma fondamentali lezioni. La prima: mai andare contro l’ondata che tira, perché si rischia di annegare. La seconda: mai scontarsi con l’iceberg della democrazia, o si fa la fine del Titanic. La terza, forse la più amara: non difendere mai chi è nel mirino, perché si rischia di passare da discepoli a condannati per l’esempio altrui. Il male assoluto, d’altronde, trova sempre rifugio nella comodità della protesta.
Io non sono un esperto di politica internazionale, sono solo un osservatore. Ma la mia speranza è che questa “schiena dritta” mostrata oggi dagli esperti e dai leader non sia un episodio isolato. Che la si tenga alta con tutti. Con tutti, nessuno escluso. E chi ha orecchie per intendere, intenda.















