Francesco Bigogno apre una finestra sulla Magenta che fu, quella fatta di persone forse poco note al grande pubblico, ma capaci di lasciare tracce profonde nella storia e nella memoria collettiva. Tra queste emerge una figura femminile di straordinario talento e determinazione: Maria Rosa Antioco. La sua storia, raccontata con emozione e precisione dalla figlia Consuelo Busti, va ben oltre i confini cittadini. È il racconto di una donna che, partendo da Magenta, è entrata nel cuore dell’alta moda milanese del Novecento, contribuendo in prima persona alla nascita di un’eleganza destinata a diventare leggendaria.
Nata a Magenta e trasferitasi giovanissima a Milano, Maria Rosa intraprese il suo cammino professionale a soli 14 anni, frequentando le scuole del capoluogo. Dopo la laurea e la formazione presso l’Istituto Marangoni, il suo talento la portò prestissimo nell’atelier di Biki, quando aveva appena 17 anni. Quello di via Sant’Andrea non era un semplice laboratorio sartoriale, ma uno dei luoghi simbolo dello stile italiano, frequentato dall’aristocrazia, dal mondo della cultura e dai grandi protagonisti della scena artistica, dalla Scala ai salotti più esclusivi. In quell’ambiente esigente e raffinato, Maria Rosa seppe distinguersi fino a raggiungere il ruolo di Première, posizione centrale nella creazione di abiti su misura.
Il suo nome è legato in modo speciale a quello di Maria Callas. Proprio da Biki nacque la celebre metamorfosi estetica della “Divina”, e Maria Rosa Antioco ebbe un ruolo determinante non solo nella confezione degli abiti, ma anche nella definizione dell’immagine scenica del soprano. Come racconta Consuelo, la madre era presente a ogni Prima alla Scala, sempre pronta a intervenire con ago e filo per risolvere qualsiasi imprevisto dell’ultimo momento. Tra i ricordi più cari conservati in famiglia c’è una fotografia della Callas nei panni di Norma, in “Casta Diva”, con un costume seguito direttamente da Maria Rosa. L’atelier Biki era un vero crocevia internazionale. Nel corso della sua carriera, Maria Rosa lavorò anche per icone del calibro di Grace Kelly, amante dei foulard in seta e dei motivi floreali, e Ingrid Bergman, che sceglieva Biki per i suoi costumi teatrali. Un mondo fatto di eleganza, rigore e cura maniacale del dettaglio, vissuto però sempre con grande umanità.
Ed è proprio sul piano umano che l’intervista trova la sua conclusione più intensa. Consuelo Busti ricorda una madre profondamente dedita al lavoro, ma al tempo stesso presente e capace di trasmettere valori essenziali. Uno su tutti: “Nella vita puoi fare qualsiasi cosa, purché tu la faccia con passione”. Maria Rosa Antioco resta così una testimonianza autentica di eccellenza artigianale e creatività femminile: una donna che, partendo da Magenta, ha contribuito a scrivere una pagina fondamentale della storia della moda e del costume italiano, lasciando un segno che ancora oggi merita di essere raccontato.


















