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Salute. Giornata mondiale contro il cancro: 9 pazienti su 10 si sentono sicuri della radioterapia

La radioterapia oncologica è oggi percepita dai pazienti come una cura efficace, sicura e sostenuta da una relazione di qualità con l’équipe sanitaria. È quanto emerge dall’indagine AstraRicerche–AIRO, condotta su pazienti sottoposti a radioterapia e presentata in occasione dell’ultimo Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica.

“I dati ci dicono che la radioterapia è sempre più riconosciuta come una cura affidabile, ma ci ricordano anche che l’esperienza del paziente non si misura solo in termini di efficacia clinica – sottolinea Stefano Pergolizzi, Presidente A.I.R.O. (Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia clinica), – perché la vera complessità del percorso oncologico riguarda spesso la dimensione emotiva, che va accompagnata con la stessa attenzione riservata alla tecnologia”.

FIDUCIA NELLA CURA E SICUREZZA DELLA TECNOLOGIA
La fiducia nella radioterapia emerge come uno degli elementi più solidi del percorso di cura. Il 92% dei pazienti dichiara di sentirsi molto o abbastanza sicuro rispetto alla tecnologia utilizzata, mentre il 76% si è sentito ben supportato dall’équipe sanitaria. Anche la qualità delle informazioni iniziali contribuisce in modo significativo a costruire questo clima di fiducia: il 66% le giudica chiare e complete.
“Questa fiducia è il risultato di anni di investimenti in innovazione, competenze e lavoro multidisciplinare – evidenzia Liliana Belgioia, Consiglio Direttivo AIRO – ma soprattutto di una relazione di cura basata su chiarezza, presenza e responsabilità condivisa”.

IL FOLLOW-UP COME PARTE DELLA CURA
A sei mesi dalla conclusione del trattamento, il 71% dei pazienti non riferisce effetti, mentre le visite di controllo vengono considerate utili o molto utili da oltre il 90% degli intervistati. Un dato che conferma come il follow-up sia percepito come una fase integrante del percorso terapeutico, fondamentale per orientare, rassicurare e gestire eventuali effetti nel tempo.
“La radioterapia non si esaurisce con l’ultima seduta – aggiunge Belgioia– ma prosegue nel monitoraggio, nell’ascolto e nella capacità di dare risposte tempestive ai bisogni che emergono dopo il trattamento”.

QUANDO LA DIFFICOLTÀ NON È TECNICA, MA EMOTIVA
Accanto agli aspetti positivi, l’indagine mette in luce un elemento chiave. Per quasi 1 paziente su 2 (48%) la principale difficoltà non riguarda la tecnologia, ma la preoccupazione per la malattia. Seguono i sintomi infiammatori (51%) e la necessità di recarsi frequentemente in ospedale (47%), ambiti nei quali la gestione viene valutata efficace e tempestiva dal 44% e comunque adeguata dal 49%.
“Il dato sull’impatto emotivo ci chiede di integrare sempre di più informazione, sostegno psicologico e accompagnamento nella pratica clinica quotidiana – conclude Pergolizzi – perché curare oggi significa prendersi carico della persona nella sua interezza, non solo della malattia”.

UNA GIORNATA PER RICORDARE COSA SIGNIFICA CURARE
Nella Giornata mondiale contro il cancro, i risultati dell’indagine AstraRicerche–AIRO ribadiscono un messaggio chiaro, in cui la qualità della cura nasce dall’equilibrio tra innovazione tecnologica, sicurezza clinica e attenzione all’esperienza vissuta dal paziente, prima, durante e dopo il trattamento.

Il tema scelto per il World Cancer Day 2026, “United by Unique”, mette al centro la persona, dove ogni paziente è unico, con la propria storia, le proprie paure e le proprie speranze. Un messaggio che AIRO condivide pienamente, sottolineando l’importanza di un approccio di cura personalizzato, che guardi non solo alla malattia ma anche alla qualità di vita del paziente.

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