HomeCulturaLa battaglia tra la libertà e la tirannia: è tempo di scegliere

La battaglia tra la libertà e la tirannia: è tempo di scegliere

Stiamo vivendo tempi che ricordano, per tensione e polarizzazione, quelli della Guerra fredda. La guerra in Ucraina scatenata dalla Russia, l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023 sostenuto dall’Iran, la cattura del dittatore venezuelano Nicolás Maduro, le tensioni su Groenlandia e Taiwan: eventi che non possono lasciarci indifferenti. E infatti l’Occidente è chiamato a schierarsi.

Marco Invernizzi coglie il punto: oggi è in corso una battaglia globale tra libertà e tirannia. Una sfida che molti leggono come la nuova competizione strategica tra Stati Uniti e Cina, non solo militare ma tecnologica, economica e infrastrutturale. Il 2026 si apre con il consolidamento di questa dinamica.

Gli Stati Uniti, sotto la guida di Trump, sembrano intenzionati a difendere con maggiore decisione il proprio perimetro strategico, non per spirito di confronto ma per la tutela di interessi ritenuti vitali. Anche la questione Groenlandia rientra in questo quadro: Washington teme che Cina e Russia possano estendere rapidamente la loro influenza sull’isola, come già avvenuto in Venezuela o a Panama.

Il caso Venezuela e il fallimento del “socialismo del XXI secolo”

Il prelevamento di Maduro e della moglie dalla loro residenza a Caracas, con trasferimento a New York, potrebbe segnare la fine del cosiddetto “socialismo del XXI secolo”: il tentativo di rilanciare l’ideologia socialista dopo il 1989, promosso da Heinz Dieterich e incarnato da Hugo Chávez e poi da Maduro.

L’applicazione radicale del principio socialista – la soppressione della proprietà privata e la nazionalizzazione del petrolio – ha portato il Venezuela alla miseria e all’esodo di otto milioni di persone. In questo deserto sociale, la Chiesa è rimasta l’unica rete di sostegno grazie agli aiuti internazionali e alla sua presenza capillare.

L’operazione americana porterà la democrazia in Venezuela? È presto per dirlo. Ma il segnale politico è chiaro: in America Latina non si può prescindere dagli Stati Uniti, e favorire gli interessi di Cina e Russia non è una buona idea.

In Europa ci si è scandalizzati per la violazione del diritto internazionale. Ma, come osserva Invernizzi, oggi nel mondo comanda la forza degli Stati. E non tutti gli Stati sono uguali. L’uso della forza americana è preferibile a quello cinese, russo o nordcoreano.

Una frattura antica: difendere l’Occidente o lasciarlo cadere?
La divisione tra favorevoli e contrari al gesto di Trump è solo l’ultima manifestazione di una frattura più profonda:
l’Occidente merita di essere difeso o deve essere spazzato via da nuove ideologie nazionaliste o socialiste?

Per un cattolico occidentale, consapevole che la fede può incarnarsi in culture diverse ma anche delle proprie radici, la domanda è decisiva:
difendere i principi della dottrina sociale della Chiesa o lasciarsi sedurre dal vento rivoluzionario che vorrebbe distruggere l’Occidente “decadente”?

Come durante la Guerra fredda, siamo chiamati a scegliere: ricostruire partendo dall’esistente, pur con tutti i suoi limiti, oppure distruggere il sistema per inseguire l’utopia del “mondo nuovo”.

Iran, Cina, Russia: popoli in cerca di libertà
Non c’è solo il Venezuela. In Iran, in questi giorni, si combatte un’antica battaglia tra libertà e tirannia. I manifestanti arrivano a invocare il ritorno di Reza Pahlavi, figlio dello Scià deposto nel 1979.

E non dimentichiamo chi non può manifestare: gli oppositori in Cina, Russia e Corea del Nord. Popoli diversi, culture diverse, ma un desiderio comune: libertà, radici, dignità.

L’“asse del male” è in difficoltà. Ed è questa, forse, la notizia più incoraggiante.

Nella foto in basso il nostro Domenico Mimmo Bonvegna sotto la statua di Giovanni d’Austria

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