ABBIATEGRASSO Abbiategusto è nato nel Duemila con una missione: promuovere in tutti i modi la qualità, dai prodotti gastronomici, al vino, alle cene con i grandi ristoranti.
Ricordo le magnifiche cene di gala prima in fiera e poi all’Annunziata con Ezio Santin, (tre stelle Michelin); ricordo anche Gualtiero Marchesi, altro tre stelle, che abbiamo proposto all’Annunciata a 80 euro. L’area expo in fiera si basava soprattutto sui prodotti di eccellenza delle Cittaslow e sui prodotti di presidio di Slow Food, ma anche tutti gli altri espositori venivano comunque selezionati in base alla qualità, infine era comunque garantito uno spazio ai tre produttori di gorgonzola dell’Abbiatense: Cairati, Arioli e Gelmini. Questo era Abbiategusto. Quest’anno invece, ad essere buoni, possiamo dire che è stata una vera e propria pagliacciata. E veniamo alle dolenti note. A cominciare dal manifesto: a parte il fatto che ne ho visto uno solo sulla facciata del Castello, mi è sembrato insignificante, mal disegnato, uno spazio enorme dedicato alle Cittaslow che però in gran parte non hanno partecipato. Ma sapete perché non c’erano? Perché nessuno le ha invitate! Come non sono state invitate le città gemellate Langres ed Ellwangen. In tutta la città non c’era neanche un manifesto di Abbiategusto. E nessuno ha messo manifesti nelle città e paesi dei dintorni. Faccio presente a chi si è occupato della comunicazione, che nelle precedenti edizioni c’erano manifesti ovunque, anche a Milano, anche sui treni, anche sulla metropolitana per non parlare delle innumerevoli serate popolari a Telelombardia per promuovere la manifestazione. Se bastasse acquistare un po’ di prodotti stranieri al supermercato (ne hanno tanti) tutti potremmo allestire in men che non si dica una manifestazione internazionale. Questi ‘organizzatori’ invece hanno perso anche la qualifica di “Fiera Nazionale” per la quale accorre avere la presenza, ripeto la presenza di almeno quindici stand di regioni diverse, che naturalmente quest’anno non c’erano. Nella precedente edizione di regioni ne avevamo 18 e le Cittaslow erano 21! E figuriamoci quindi se sarebbero stati in grado di avere le presenze internazionali delle edizioni precedenti di Abbiategusto, quello vero, non questa pagliacciata.

Un lungo elenco, dalla Francia con La Bastide D’Armagnac (Cittaslow), Segonzac (Cittaslow), della Grand Champagne con il cognac, Melleray la Vallèè (vicino a Mont Saint Michel) con il Calvados, Lautrec con l’aglio rosa, Bouzigues con le ostriche, Langres (città gemellata) fino al rhum delle Antille. Da non dimenticare le tre Cittàslow spagnole: Pals, Palafrugell e Begur con il liquore flambè, il Marocco con l’olio di Argan, la Polonia con la Cittaslow di Bisztinek, Infine la Germania con Ellwangen (città gemellata) con la birra e un prodotto di presidio slow food: la patata cornetto di Bamberga. Nessuno ha dichiarato quanti erano gli espositori, ma sicuramente meno della metà del vero Abbiategusto, basta vedere che per riempire hanno messo sotto il tendone anche il Diavolo del torrone che da almeno 50 anni viene ad Abbiategrasso in diverse occasioni, con la sua bancarella all’esterno .Una bufala anche la manifestazione in centro: le bancarelle in piazza Marconi, Corso Italia e qualche volta anche in corso San Pietro ci sono sempre state, così come il fuori Abbiategusto, grazie alla collaborazione con i commercianti locali, il sotterraneo del Castello è sempre stato occupato da vini eccellenti e da Massimo Spigaroli con il culatello di Zibello, il migliore d’Italia! Quest’anno il produttore di Greve in Chianti che propone bottiglie da 15 a 20 euro ha detto che non se la sentiva di far degustare il suo vino alla temperatura di 5 gradi. Domenica, all’una di pomeriggio, tre Cittaslow su cinque (Levanto, Baiso e Trevi) se ne sono andate, gli espositori erano delusi e infreddoliti nelle tensostrutture ad alto costo. Potrei continuare a enumerare molte altre criticità, ma ritengo che quanto ho scritto basti a far rilevare le gravi responsabilità di chi ha affidato l’organizzazione dell’evento, a partire da Sindaco e vicesindaco, a persone che hanno distrutto 20 anni di collaborazioni preziose che hanno fatto di Abbiategusto l’evento più atteso e riconosciuto ovunque come un’eccellenza abbiatense.
Cordiali saluti.
Adolfo Lazzaroni
