Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere.
Henri Cartier Bresson
ABBIATEGRASSO – Sarà che tutta la vita è una strada con molti tornanti,
e che i cani ci girano intorno con le bocche fumanti, che se provano noia o tristezza o dolore o amore non so.
Sarà che io col mio ago ci attacco la sera alla notte, e nella vita ne ho viste e ne ho prese e ne ho date di botte, che nemmeno mi fanno più male e nemmeno mi bruciano più. Dentro al mio cuore di muro e metallo dentro la mia cassaforte, dentro la mia collezione di amori con le gambe corte,ed ognuno c’ha un numero e sopra ognuno una croce, ma va bene lo stesso, va bene così.
Chissà cosa c’entra la canzone, splendida, tanto più a distanza di anni, che Francesco De Gregori dedicò a Mia Martini con la passione per la fotografia di un ragazzo, di uno studente dell’Itis Alessandrini di Abbiategrassi, con un nome ed un cognome che indicano chiaramente la provenienza da un paese lontano.
Non abbiamo risposte a questa domanda: ce lo stiamo chiedendo da sabato, ossia da quando ne abbamo visto (e toccato) l’arte e la passione per l’immagine, per la fotografia, l’attimo che cattura l’eterno. Ahmed Elhaif, a soli 18 anni, ha condensato in pochi scatti la sua attitudine per quella forma di comunicazione capace di parlare per immagini che è la fotografia.
Sono suoi gli scatti andati in mostra nei sotterranei del Castello in occasione dell’8 marzo, scatti che raffigurano la particolare, subdola, immateriale ma non meno capace di cagionare dolore che è la violenza verbale e di genere.
Noi siamo personalmente rimasti colpiti dalla foto che ritrae una ragazza vestita di bianco, colta nell’incontro di elementi diversi quali un prato, l’abito bianco, un edificio come tanti (è la scuola di Ahmed) e il cielo.
Servono uno sguardo sulle cose e una sensibilità non comuni per trasmettere all’esterno quello che sgorga dall’irrequieta, quotidiana vita di un ragazzo che vive, codifica, interpreta, racconta una terra sua e nello stesso tempo lontana dalle sue origini, dalle sue ‘geometrie esistenziali’.
Sospinto in questa sua silenziosa ma allo stesso tempo assordante volontà di narrazione da due donne che innescate insieme sono una miscela d’esplosiva carica ‘muliebre’- ossia Sara Valandro e Agnese Coppola- le fotografie di Ahmed interrogano, e c’interrogano, sulla lettura che di noi (e del nostro ‘vecchio’ mondo) fa chi posa i propri occhi che vengono da un mondo nuovo, o forse semplicemente altro.
Come passa quest’acqua di fiume che sembra che è ferma, ma hai voglia se va,
chissà dove va. Sarà che tutta la vita è una strada e la vedi tornare, come la lacrime tornano agli occhi e ti fanno più male, e nessuno ti vede, e nessuno ti vuole per quello che sei. Sarà che i cani stanotte alla porta li sento abbaiare, sarà che sopra al tuo cuore c’è scritto “Vietato passare”, il tuo amore è un segreto, il tuo cuore è un divieto.
“La fotografia è scrivere con la luce un istante in modo permanente”, ha detto il fotografo Giovanni Chiaramonte. Equivale a dire- specie per chi come noi della fotografia (e della sua insondabile magia) è solamente spettatore- che nel campo della conoscenza della realtà attraverso la fotografia, se uno la guarda con occhi di meraviglia, non finirà mai di stupirsi.
In fondo, senz’averlo mai conosciuto (se non mediante l’eternità differita e mutante dei suoi scatti), quand’anche dovessimo incontrarlo, questo augureremmo ad Ahmed: di non smettere mai di stupirsi, quindi di stupire.
Fabrizio Provera
IL PROGETTO: A PEZZI- STRAPPI DI CARTA E COLORE
In occasione della Giornata internazionale della donna è stata presentata (sino a sabato scorso) la mostra A pezzi, strappi di carta e parole in collaborazione con IIs Alessandrini – Lombardini .
Gli elaborati esposti sono il frutto del progetto Sono solo parole : un laboratorio volto a riflettere sul tema della violenza di genere e nello specifico sull’uso di parole tossiche. Le studentesse e gli studenti, si sono mostrati molto coinvolti dal tema e hanno cercato di condensare le loro riflessioni negli elaborati che verranno esposti dall’8 marzo presso i sotterranei del Castello Visconteo di Abbiategrasso.
Il progetto organizzato dalle Pari Opportunità , in collaborazione con le psicologhe dello Sportello Donna di Abbiategrasso, è stato proposto in occasione della giornata contro la violenza sulle donne , il 25 novembre scorso, e nasce dal bisogno di parlare del tema della violenza di genere.
Fab. Pro.




