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Dall'archivio:

Ciao Egidio, grazie per NON averci mai giudicato. A bientot- di F.P.

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ROBECCO SUL NAVIGLIO – Settembre 1984. Campo di calcio dell’oratorio (maschile, ca va sans dire) di Robecco. S’affrontano, in un caldo pomeriggio di fine estate e scuole appena iniziate (ma i compiti possono aspettare..), le ‘selecao’ delle leve 1973 e 1974 del paese. Con l’ardore e la solennità di un ‘clasico’ tra Barca e Real. A ‘dirigere’ l’incontro c’è Egidio Ateri, che d’ora in poi dentro questo pezzo sarà semplicemente (alla lombarda, anzi robecchese), l’Egidio.
Calciatore, appassionato, allenatore, tifosissimo rossonero (che regalo ‘in zona Cesarini’, gli han fatto i suoi ragazzi, 2-1 in remuntada nel derby vinto dal Vecchio Cuore), l’Egidio s’era offerto con slancio generoso di dirigere quell’imberbe masnada di baby calciatori appassionati e di fatto alle prime armi.

L’antefatto serve a raccontare la triste, anzi tristissima notizia della morte dell’Egidio, giunta domenica e davvero troppo presto, a soli 68 anni, dopo aver combattuto molto più d’un leone- ma al pari del manipolo di poeti guerrieri scozzesi che batterono i perfidi inglesi nella battaglia di Bannockburn nel 1314- contro un male di quelli che hanno scritto ‘morte certa’ e ‘nessuna speranza’.

E invece no, l’Egidio s’è cimentato da gladiatore nell’arena, tanto che la foto in apertura lo ritrae- sorridente- nel 2018 sulla panchina del glorioso ‘Estadio Santiago Bernabeu’ di Madrid, nel mezzo degli anni in cui ha domato la malattia con la foga e la classe di un torero invitto.

Dunque la partita: in porta, per la leva 1973, lo scrivente. Passano  meno di cinque, forse tre minuti, e vengo infilzato da un fulmineo destro dal limite dell’area: un dardo imprendibile, portiere immobile, rete gonfiata dal pallone sibilante. Troppo forte la ‘Selecao’ 1974 guidata dal Tia Robecchi e da quel primo marcatore, Cristiano di nome e Ateri di cognome. Semplicemente, il figlio dell’Egidio.

Quel gol convinse il portiere a interrompere la carriera calcistica (non sarebbe mai diventato un Buffon..), mentre Cristiano continuò  per anni, passando per l’Abbiategrasso epoca Golden Age (la prima squadra dei Viganò, Marignoli, Molinaro, dei Quaranta, Asta, le giovanili farcite di talenti sbocciati e altri meno). E senza qualche fibra muscolare fragile come cristalli di Boemia, chissà….

Questo per dire che la nostra conoscenza dell’Egidio risale ad allora, a quasi 40 anni fa, cui ne sono seguiti molti altri- circa 30 (anno più, anno meno)- a strettissimo contatto co(l)n Cristiano, tanto da poter produrre (passando per i 20, i 30, i 40…) una mole di potenziali racconti sufficienti a fare un supplemento all’Odissea, considerando pure quell che è meno (ehm..) raccontabile… Un’altra Iliade, o giù di lì…

L’Egidio insomma ha sempre vegliato e guardato con occhio benevolo a noi pischelli, quindi ragazzi, quindi adolescenti, quindi giovani (e meno giovani..), del resto era per indole un eterno ragazzo, ben memore degli anni in cui ‘appariva’ e frequentava il bar dei coniugi Mandonico in via Dante, con la Mariuccia a tenere a bada gli scalmamati gagà degli anni sessanta/settanta.

 

L’Egidio c’ha sempre accolto a fianco della sua Graziella per anni, anzi decenni.  Nato con le stimmate e le virtù dell’intrattenitore, e del commensale pressoché perfetto, l’Egidio sciorinava proverbiali  risotti ai funghi (dalal mantecatura perfetta..), immancabili quando rincasavo dal Cheese o dal Salone del Gusto e s’onorava la tavola con grandi formaggi a latte crudo (ben prima che diventasse una moda.. diciamo 20 anni fa), accompagnando il tuto con superbi vini rossi. Naturalmente piemontesi..Tra i nostri preferiti di quell’epoca c’era il Pin, immaginifico  ‘blend’ di Barbera e Nebbiolo di un’azienda precorritrice dei grandi tempi odierni (la Spinetta), ben caro all’Egidio e al Cristiano giacché era il nome del loro adorato papà e nonno.

C’ha sempre controllato senza prosopopea l’Egidio, vegliando misurato  sul nostro eccedere degli eccessi, con un occhio vigile e l’altro socchiuso, lasciando lo spazio (a volte pertugio, a volte autostrada) consentito per l’esuberanza, come la sera in cui la Val d’Aosta, dalle parti di Ayas (non specifichiamo il luogo, temo debba ancora intervenire la prescrizione…), fu teatro dell’impresa (poco memorabile..) con cui Cristiano ed io, coadiuvati dal Damiano, pensammo bene di prendere a nolo (….), dal cassone di un malcapitato artigiano edile, qualche attrezzo da lavoro e un paio di cartelli. Credo di ricordare che interrompemmo temporaneamente una strada.. Speriamo l’abbiano riaperta (nel frattempo…)

E furono sempre l’Egidio e la Graziella a ragguagliarci, la mattina successiva, del fatto che il Damiano ‘l’è stai no trop ben’, ma ovviamente tutto ciò NON era dovuto alle generose quantità del generoso Fumin bevuto a cena con lui (credo di ricordare Grosjean: l’eva bunisim…), ma ovviamente.. a un subitaneo colpo di freddo (ehm…).

Tutto questo per dire, nel modo del tutto unico con cui Emanuele Torreggiani descrisse un uomo che aveva parecchie cose in comune con l’Egidio, a partire dal nome (l’Eligio del mistico bar Blue Harmony di via Mazenta, anni ottanta barra novanta), che l’Egidio ci ha sempre accolti e MAI giudicati, una dote che è appannaggio esclusivo di chi sa interpretare l’arte difficilissima della paternità.

“L’Eligio se ne andò ma prima aveva raccolto cocci di bicchieri, perché era anche costume alla cosacca, per dire, poi i brandelli degli abiti. So che mi disse non ci crede nessuno se lo racconto in giro dicono che mi invento le cose. Ma è la verità, un giorno dovrà scrivere queste storie. Sì, un giorno ci scriverò una storia e lei, caro Eligio, che adesso vive nell’eterno con la sua pazientissima moglie Luciana, mamma mia che pazienza, avrà il ruolo che ebbe: educato ed elegante con tutti, e soprattutto con noi perché ci comprese e non ci giudicò. Riposi in pace”.

Storie di una notte da tregenda, quella descritta dal Lele, e in parallelo di vita vissuta- e adesso tristemente compianta dai tanti- dall’Egidio, tra i tavoli in legno, le birre e i panini del Bar Stadio, gestito per una breve ma intensissima stagione dall’Egidio e la Graziella col concorso del Cristiano.

Anni leggendari di baldi giovani robecchesi che ne facevano di tutti i colori (come la povera pianta, nuovissima e ridota in un misto di malora  e poltiglia in un amen, quando un avventore che l’Egidio conosceva bene pensò bene di piombargli addosso- avendo irrimediabilmente perso la sua personale sfida contro le birre medie- riducendola a  un cumulo di terra e foglie), mani sul viso e imprecazioni al cielo, ma tutto sommato c’era sempre la bonomia e la consapevolezza dell’amico più grande, che se fai una cazzata scuote il capo, ma il rancore non te lo tiene mai.

Anni poi, tanti, spesi al mercato, tra Abbiategrasso e le piazze dei nostri paesi, a costruire solidi legami di amicizia con un mondo variegato e pittoresco. Mondo variegato e pittoresco che adesso lo piange, come noi, che nonostante i capelli bianchi (del sottoscritto, per esempio) resta pur sempre fatto di generosi cazzari, sognatori quanto basta, convinti che la notte è meglio del giorno, due bicchieri meglio di uno, un amico meglio di tutto. Anni di levatacce, che giustamente portarono l’Egidio a spazientirsi la sera (tardi..) che sotto casa sua il Lele andò giù pesante col clacson, ritmato dall’invocazione ‘Egidio!Egidio!’, al che la risposta fu ‘alura, ma ta la muca o no???’. Santo Egidio (e Graziella).

L’Egidio se n’è andato, salutato e riverito per l’ultima volta nella casa del Pietro e dell’Anna, con la sciarpa del Milan al suo fianco, come sempre. L’Egidio ha lo sguardo sereno, certo di aver giocato e combattuto oltre i regolamentari, i supplementari, i rigori, sfidando l’equilibrio del tempo e le leggi della medicina.

Non ha fatto in tempo a compiere i 70 anni, come invece ha fatto (proprio oggi) Vasco Rossi, capace di far filosofia combinando le giovanili inquietudini, Nietzsche, Siamo solo noi e colazioni fatte con un toast del resto, spesso..

A noi, che abbiamo beneficiato al pari di tanti dello sguardo benevolo dell’Egidio per anni, giorni, mesi, stagioni, vengono piuttosto in mente- proprio ora- quelle dei Negrita di Non torneranno più.

Non torneranno più
Le mille notti in bianco
La gioventù al mio fianco, Roby Baggio e l’autostop
Non torneranno più
I miei vecchi polmoni
La naia tra i coglioni, scioperi e università
Whoa
Io guardo sempre avanti
Ho sogni più arroganti ma oggi no
Whoa, whoa
Non torneranno più
Gli amori di un estate
Le lingue consumate, gli occhi rossi e Kurt Cobain
Non torneranno più
I giorni da buttare
Le sbronze prese male e le cattive compagnie

 

Eh già. Non torneranno più, purtroppo. Ed è l’amarezza più grande, seppur frammista della felicità di averne comunque condivisi tanti, di momenti.

E allora, per l’ultima volta, siamo qui a dire ‘good night, addio’. Ciao Egidio, come diceva Bruno Iori in Radiofreccia ‘finisce qui. Grazie, è stato un piacere’. A bientot. E un abbraccio ai ‘tuoi’ che rimangono, e che ti porteranno sempre nel cuore. E in un bicchiere levato sù, direzione Cielo.

F.P.

 

I funerali dell’Egidio si svolgono martedì 8 febbraio, nella chiesa parrocchiale di Robecco, dalle 14.45

 

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