BOFFALORA/MAGENTA Teoricamente un centro di accoglienza profughi, soprattutto bambini ebrei che dovevano essere preparati per il viaggio in nord America. Di fatto quell’area tra Boffalora Ticino e Magenta era un deposito clandestino di armi e munizioni gestito dal Mossad in vista della costituzione del futuro Stato d’Israele. C’era tutto affinché l’operazione potesse riuscire. La breve distanza con Milano, la zona nascosta, la vicinanza con la ferrovia. E ha funzionato perché la scoperta è avvenuta soltanto 77 anni dopo.
Si sapeva dei bambini ebrei, profughi ospiti della Villa La Fagiana e tornati da noi nel 2015. Ma non si sapeva nulla delle attività sotto copertura del Mossad, delle armi, della Brigata Ebraica. Eppure la base era lì, in quel lembo di terra, oggi area del Parco del Ticino. La scoperta è arrivata negli ultimi giorni di febbrile ricerca ad opera del Rotary di Magenta e dell’associazione storica La Piarda di Boffalora. Ed è partita quasi per caso.
Quando Stefano Bagnasco, presidente della rivista Storia Militare, che stava preparando un articolo sugli armamenti israeliani del 1948, si è imbattuto in un documento in cui veniva nominata la città di Magenta. Bagnasco, che lavora a Magenta, ha chiesto all’amico Andrea Ranzini del Rotary se sapesse qualcosa, ma la vicenda era sconosciuta.
«A Magenta c’era il Campo A – spiega Ranzini – che fu operativo tra il 1945 e il ’48. Le domande che ci siamo fatti erano essenzialmente due. Perché fu scelta Magenta e chi finanziava questa operazione». Per rispondere era necessario andare ad indagare gli spostamenti della Brigata Ebraica. Ed è nella città di Milano che gli ebrei milanesi entrarono in contatto con la Brigata Ebraica. Secondo la ricostruzione fatta era il commendator Peretti, allora proprietario della Villa La Fagiana, ad averla concessa in affitto.
«Parliamo di persone influenti che gestivano il denaro per l’affitto di quell’area che comprendeva tutto il territorio – continua Ranzini – nelle carte militari, infatti, non era segnata Boffalora e si parlava solo di Magenta». Ma chi sono i nomi che stanno dietro questa organizzazione? Yehuda Arazi, noto con il nome di Alon, era a capo del dipartimento per l’Aliayh Bet. In Italia fu il capo della filiale del Mossad per le operazioni di immigrazione clandestina dei rifugiati ebrei verso la Palestina. E l’appellativo di Campo A deriverebbe proprio da Aliayh Bet, il nome in codice dato all’immigrazione verso la Palestina. Un campo segreto come segrete erano tutte le mosse del Mossad. Non solo i bambini c’erano in quel campo. C’erano i depositi per le armi, un centinaio di persone fisse e i viveri.
Tutto il necessario per costituire il nuovo Stato d’Israele. E poi c’era Avraham Zakai. Sbarcò in Italia clandestinamente da profugo nel 1946. Ma in realtà era un agente che coordinava gli emissari giunti dalla Palestina per organizzare l’attività di copertura. Per capire l’importanza del Campo A basti pensare che in quell’area transitarono oltre 25mila profughi. Ma, soprattutto, si diede speranza alle migliaia e migliaia di bambini sopravvissuti che nel nostro territorio vennero riportati alla vita. Non è un caso che venne soprannominato il cancello della vittoria. Al Campo A c’era e c’è tuttora un campetto da calcio nel quale, insieme ai bambini, giocava anche Avraham Zakai. Nell’oratorio di Boffalora venne creato un cinematografo e molti di quei bambini venenro accompagnati in paese ad assistere agli spettacoli. Una gira fuori porta che preoccupava non poco l’agente del Mossad che temeva una fuga di notizie.
Questa mattina quella storia incredibile è stata rievocata presso la Villa La Fagiana insieme ai proprietari, la famiglia Salvini, a Gianni Ceriani dell’associazione La Piarda, all’ex sindaco di Magenta Marco Invernizzi, ai rappresentanti dell’Anpi Magenta, a Pietro Pierrettori presidente della Pro loco, al Sindaco di Boffalora Sabina Doniselli, al presidente del Parco del Ticino Cristina Chiappa, alla presidente del Rotary Marina Mignone e a tutti coloro che hanno collaborato nelle ricerche. Anpi Magenta aveva già avviato una ricerca sull’argomento con l’intenzione di posizionare, davanti alla villa La Fagiana, una targa a futura memoria. Proposta accolta dal sindaco boffalorese e dalla presidente del Parco.






