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Il Pagante torna con ‘Devastante’: intervista alla cult band del divertimento. Di Monica Mazzei

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Il Pagante e’ nome che si riferisce a chi paga i biglietti per entrare in un locale, ed è un gruppo composto da Edoardo Cremona (al secolo Eddy Veerus), Roberta Branchini e Federica Napoli, con la collaborazione di Merk & Kremont ed E Ventures slr e la loro carriera è costellata di dischi Platino ed Oro.
Nacquero nel 2010, grazie all’idea di mettere in musica dei post, incentrati sull’essere milanesi e l’omologazione che ne deriva.

Il progetto riscosse subito un successo tale che l’idea si concretizzò quasi subito in collaborazioni famose, sfociate soprattutto in singoli di grande successo.
Il primo album tutto loro vede la luce nel 2016: “Entro in pass”; seguirà il secondo nel 2018 “Paninaro 2.0” e domani sarà fuori ovunque “Devastante”, del quale sono già in circolazione da Natale “Un Pacco per Te” con Lorella Cuccarini, “Open Bar” (Platino) incentrato sulla nuova concezione di bar tutto aperto, dopo il primo Lockdown e “Portofino” (2 volte Platino).

In quasi dodici anni di attività, hanno esplorato e raccontato diverse forme di milanesita’ nella loro tipicità; ed il fatto che adesso si parli di divertimento e lusso sfrenato, non deve trarvi in inganno: non mancò tempo fa un brano realizzato con i Gemelli DiVersi, sulla storia un po’ triste dei ragazzi della periferia milanese.

Ci furono altre ospitate di rilievo, come Jerry Cala’ che fingeva in una clip di arrestarli, mentre i membri della band parevano essersi trasformati in tipici spacciatori da discoteca.

Ovviamente, quando si parla di argomenti connessi al divertimento, i toni sono comunque più allegri.

In questo album se potremo scoprire le motivazioni della titletrack che da il titolo al nuovo lavoro, “Devastante” appunto, troveremo pure dei brani orientati ad altri argomenti. “Sansiro” diventa così un tributo “sentimentale” al monumento per eccellenza di Milano; segue JAx che con il suo contributo, conduce alla riflessione sull’italiano all’estero (“Italiani a Londra”).

Il tutto condito dalla loro musica tipica da discoteca (house, dance), per coniugarla ad un intercalare fatto di rap.

Le altre collaborazioni dell’album: Jack La Furia (“Sansiro”), MYss Keta (“Devastante”), Carl Brave (“La Grande Bellezza” con uno sguardo su Roma), Vegas Jones e Chadia Rodriguez (“No Va be”), Stash (“Open Bar”).

L’intervista si è svolta su Zoom con tre giornalisti.

Prossima clip in programma e chi ha collaborato a quelle create finora?

Federica Napoli: A breve gireremo il video di “Devastante”, il brano realizzato con MYss Keta. Alla produzione ha collaborato ITACA.

Edoardo Cremona: Dei brani fatti finora come “Portofino”, “Open Bar” ed “Un Pacco per Te”, la produzione è di ITACA, il team di Merk & Kremont. Il primo brano è senza featuring mentre negli altri due ci sono quali ospiti Stash di The Kolors e Lorella Cuccarini.

Cosa vi ha fatto decidere che il rap si sposa bene con l’house?

Edoardo Cremona: Si sposa bene metricamente parlando, era un esperimento che volevamo fare dall’inizio. Arrivavamo da anni in cui non esisteva questa miscela: esisteva la musica dance, l’house e poi il rap per conto suo. In pochi pensavano di sperimentare di cantare a bpm più veloci perché comunque sia, non faceva parte di quella che era la cultura hip hop ed al tempo stesso, la musica house non prevedeva una parte reppata sopra.
A noi piacciono molto entrambi i generi e abbiamo creato questo genere nuovo mischiando le due cose.

“Sansiro” (brano con Jack La Furia), ha una venatura affettuosa di identificazione con il simbolo storico di Milano, è un brano che ho trovato diverso dal resto dell’album. Cosa ha fatto scaturire in voi questo desiderio di parlarne?

Edoardo Cremona: Pensavamo fosse giusto dedicare un tributo al tempio del calcio, e lo Stadio di Sansiro per noi è sempre stato molto importante perché siamo tifosi e quindi ognuno di noi, fin da piccini, ha da raccontare le proprie storie legate a questo luogo. Lo stadio di Sansiro è un posto magico, ognuno ha le sue esperienze diverse e ci sarebbero moltissimo momenti da raccontare, dal clima pre-partita al traffico per arrivare allo stadio, al panino prima della partita, alle emozioni durante un goal.

Come mai “Devastante” come titolo e come avete lavorato a questo nuovo progetto, e la genesi delle collaborazioni?

Edoardo: Abbiamo deciso di intitolare album “Devastante” alla fine di tutto il lavoro. Gli abbiamo dato il nome di uno dei pezzi dell’album, e riteniamo che dentro al
Concetto di Devastante si possa racchiudere un po’ tutto questo periodo in cui è stato lavorato quest’album. Per noi è stato proprio un periodo devastante sia in senso negativo che positivo, come penso per chiunque di noi, abbiamo avuto dei gra di cambiamenti nelle nostre routine per via della pandemia.
L’album è stato lavorato lavorato tutto durante la pandemia, e devastante è un termine molto utilizzato da noi milanesi. È un termine che vuole indicare qualcosa di esagerato sia in negativo che in positivo. È a tutti gli effetti uno slang tipico del “pagante”, ossia chi compra i biglietti per i locali.
Riguardo ai feauturing nell’album, si sono sviluppate tutte in maniera diversa.
Fortunatamente, abbiamo avuto tanto tempo per poter coinvolgere gli artisti che volevamo, per una volta le scadenze non sono state un nemico. Scegliamo sempre artisti con i quali sappiamo che c’è stima reciproca e che conosciamo bene, come nel caso di Vegas Jones piuttosto che Carl Brave, e a seconda del brano che volevamo realizzate abbiamo chiamato artisti diversi che potessero essere idonei per completare quella che per noi era l’idea del pezzo.

Un Pagante a Roma non sarebbe stato possibile come a Milano?

Edoardo:
Le due curiosità su Roma è che nell’album ci sono le collaborazioni di due artisti romani, che sono Carl Brave e Lorella Cuccarini, e non è un caso se i due brani, “Un Pacco per Te” e “La Grande Bellezza”, sono vicini nella tracklist. Un brano parla di Roma mentre l’altro è stato realizzato a Roma, in studio da Lorella nel quartiere Prati.
Per quanto riguarda “La Grande Bellezza” l’idea era di fare un parallelismo tra quelli che sono i paganti milanesi e i paganti romani, che si possono chiamare ad esempio “pariolini” tipici della Roma Nord, che sono anche descritti molto bene nella serie tv “Baby”, come nel film di Sorrentino “La Grande Bellezza”. Abbiamo voluto raccontare le curiosità e le attitudini della fetta di Roma che abbiamo scelto di descrivere, e abbiamo scelto Carl Brave come artista per la collaborazione perché era il più idoneo.

Edoardo: Io penso che il Pagante come lo facciamo noi poteva essere solo a Milano, anche se poi io sono nato a Roma ma sono cresciuto a Milano. Ma se il Pagante fosse nato a Roma a livello di sound sono quasi certo che sarebbe stato diverso.

“Gente della Manana” è stato scritto prima della pandemia. Pensate che oggi visto il periodo che stiamo vivendo, potrebbe rappresentare ancora il nostro presente, o resterà solo un ricordo sfumato?

Federica: Io mi auguro e penso anche tutti i miei colleghi, che un giorno si possa tornare alla normalità e a fare festa nei club e nelle discoteche di tutto il mondo. Quindi mi auguro che sia un futuro abbastanza prossimo e non solo un sogno.

Edoardo: “Gente della Manana” rappresenta la massima espressione del nostro mondo, quella delle chiusure ad Ibiza, il massimo per un Pagante nel suo fare festa. Il tutto è descritto in un modo molto dark se vogliamo, perché il turismo ibizengo è ad esempio molto diverso da quello di Mikonos, dove uno va per tutt’altri motivi. Ad Ibiza uno va per perché stai cercando quel tipo di musica e quindi abbiamo voluto raccontare storie di ragazzi che vanno a farsi ke chiusure ad Ibiza fino ad Ottobre e anche ritrovarsi in un ambiente estivo fino quasi in autunno che ormai dovrebbe essere fresco, è una cosa particolare.
Evidentemente quando l’abbiamo scritta non c’era ancora la pandemia ma abbiamo voluto comunque tenere il brano nell’album perché speriamo di poter tornare a questa vita.

“Devastante” però racchiude una “risposta” a questa domanda, visto che narra delle feste abusive durante i Lockdown: è come dire che rimane solo questa opzione? Pensate che sarà quella la “chiave finale” del divertimento futuro?

Edoardo: Non parla solo di feste abusive, ma un po’ di tutto ciò m che è “losco” a Milano ma allo stesso tempo affascinante.
Ricerca il gossip, la notizia, un mondo che fa tanto parte dell’immaginario Myss Keta, e dell’immaginario pagante.
Ovviamente la nostra speranza è di poter fare festa senza che sia abusivo, ma il fatto di farla abusiva la rende ancora più affascinante, perché si sa che tutto ciò che è proibito è più ricercato e più bello.
Speriamo però di poter tornare a tutto questo senza doverci nascondere!

Edoardo: La scelta della cover incentrata sula title track “Sansiro” è solo perché abbiamo sempre cercato di scegliere uno sfondo che rappresentasse al massimo Milano. Essendo un momento in cui si parla tanto dello stadio di Sansiro che vogliono abbattere, per fare uno stadio nuovo, è argomento di discussione negli ultimi tempi. Essendo un monumento importante per i milanesi per vari motivi, sia per i derby quanto per i super concerti live, abbiamo voluto tributarlo sia con un brano che con la cover.

Ho visto che negli anni avete affrontato diverse sfumature della milanesita’, da un discorso di periferia con “I Gemelli DiVersi”, fino ad ora al classico milanese benestante dell’album attuale, pensate che non ci sia modo, seppur in senso buono, di sfuggire ad una specie di omologazione? Il milanese si fa sempre “riconoscere”?

Federica: Mi diverte questa domanda, seppur in senso positivo, nel senso che sicuramente il milanese si fa riconoscere sempre e ovunque. Per tanti aspetti: dal modo di comportarsi, al modo di vestire, è anche ciò che offre a noi degli input per prendere spunto.

Edoardo: Se posso aggiungere qualcosa, io penso che in generale l’italiano vuole sempre farsi riconoscere, a differenza magari di gente di altre nazioni. L’italiano è famoso anche involontariamente per essere quello che si distingue ed e’ un tema che avevano già affrontato ne “Il Terrone va di Moda” in un precedente album.
Secondo me il milanese al contrario di altri italiani e’ quello che passa un pelino più anonimo, il milanese “pagante” invece è comparabile per comportamento quasi ad un italiano del Sud. Ognuno ha le sue peculiarità ed attitudini che porta con se’. Il milanese pagante per indole vuole farsi riconoscere.

Federica: anch’io parlavo del milanese “pagante” e non quello “normale”.

“Italiani a Londra” con JAx, ha una venatura di nostalgia che sia per la patria o Milano.
Sempre meglio a casa propria per voi?

Edoardo: L’intento nostro era proprio far sorgere questa domanda. Ci sono tante persone che non vedono un futuro nell’Italia, e che quindi cercano fortuna ed esperienze all’estero. Diciamo che fino a poco tempo prima della Brexit, succedeva spesso che il ragazzo giovane volesse andare a Londra a farsi un’esperienza, con la scusa anche di voler imparare la lingua, o semplicemente per cambiare aria. Tanti pensavano di andare via, svoltare e cambiare le loro vite. Pensavano di migliorare e invece son finiti a fare i lavapiatti. Questo fino a poco tempo fa accadeva spesso. Adesso sono un attimino cambiate però era un argomento particolarmente ironico da raccontare. JAx che probabilmente ha vissuto molto bene quel periodo l’ha descritto in modo eccellente.

Cosa ci dite di “Smartworking” che è un brano che tratta una tematica attuale?

L’italiano ha conosciuto questa pratica solo negli ultimi due anni. Insieme a tante altre cose è stato uno dei più grandi cambiamenti. È in sostanza la possibilità di lavorare ma non per forza in ufficio; ma anche di andartene ai Caraibi, e mentre sei al sole, lavorare al tuo pc. È come se fosse una scusa per andare in vacanza… Tanto il lavoro puoi portartelo dietro. Oltretutto l’abbiamo raccontata in modo molto autentico perché noi stessi abbiamo preparato quel brano mentre eravamo a Fuerteventura e quindi ci siamo immedesimati al massimo in tutti gli Italiani in Smartworking: quindi magari la mattina lavoravano, ed il pomeriggio serfavano!

Pagina FB Il Pagante:

Intervista ed articolo a cura di Monica Mazzei
Freelance culturale
monica.mazzei.eventi@gmail.com

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