La corsa era arrivata da poco nella
sua vita e quasi subito aveva trovato nella montagna il modo per
mettersi alla prova. Pietro Maria Fiori, 35 anni, milanese, è la
vittima della fuga di monossido di carbonio avvenuta nella notte
in una baita all’alpe Buscagna, in valle Devero.
Si trovava lì nell’ambito del progetto Pasturs, che mette in contatto
volontari e allevatori e permette di trascorrere almeno due
settimane in alpeggio. Era ospite dell’azienda agricola
Francesco Biondo di Masera, che durante l’estate porta i propri
animali in altura.
Con lui nella baita c’era una ragazza di 19 anni, anche lei
volontaria, ora ricoverata in gravi condizioni all’ospedale
Niguarda di MILANO.
Fiori lavorava come Product Designer a MILANO. Sul suo
profilo LinkedIn raccontava di occuparsi della progettazione di
interfacce intuitive e funzionali, con attenzione a usabilità e
accessibilità. Il suo percorso nelle tecnologie frontend gli
permetteva, scriveva, di fare da ponte tra design e sviluppo,
“riducendo la distanza tra progettazione e implementazione”. Si
diceva inoltre appassionato nel creare “design che risolvano
problemi reali e costruiscano valore”.
Nell’ultimo periodo la corsa era diventata una passione.
“Quello che è nato un po’ per gioco sta diventando qualcosa di
molto più grande”, scriveva a luglio, raccontando di voler
affrontare “salite, fatica e chilometri immerso nelle montagne”.
Aveva partecipato alla VUT (una gara di corsa nelle Alpi) e
guardava già al prossimo obiettivo: “aumentare i chilometri”.
In un altro post aveva raccontato un’avventura di tre giorni
con la tenda e la corda, insieme a tre persone e a un cane,
verso “una delle falesie più lontane che abbiamo mai raggiunto”.
“Queste sono le avventure che amo. Quelle che ti ricordano che
basta poco per essere felici”, aveva scritto.












