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Vigevano. L’arte sperimentatrice di Regina Cassolo

La mostra è visitabile presso il Museo Archeologico della Lomellina nel Castello Ducale

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Il Museo Archeologico Nazionale della Lomellina sito nel castello di Vigevano ospita sino al 2029 la mostra “Regina. Sperimentatrice geniale”.

Sono esposte 108 opere tra sculture, disegni e collage di quest’artista che nei suoi lavori innovativi seppe fondere sperimentazione, materia e poesia. Poiché il suo nome non è tra i più noti tra i non addetti ai lavori, è doveroso raccontare qualcosa di lei. Nata a Mede Lomellina il 21 maggio del 1894, figlia primogenita di Angelo e di Rosa Poggi che gestivano una macelleria, e questo ci dice che per divenire artisti non bisogna per forza essere figli di famiglie altolocate, studiò al collegio delle Canossiane di Pavia e poi all’Accademia di Belle Arti di Brera, anche se non ci sono documenti che lo attestino; fatto sta, che la ragazza fu allieva dello scultore Giovanni Battista Alloati.

Nel 1920 si sposò a Milano col pittore Luigi Bracchi e come molti artisti del Novecento la coppia andò a vivere a Parigi per un breve periodo, dopo il quale torneranno a Milano e si accaseranno nello studio abitazione di via Rossini 3, dove vivranno sino alla morte.

Ma ora seguiamola nella sua progressiva evoluzione artistica che parte proprio dagli anni Venti.
La sua prima scultura fu “Testa di ragazzo”, un gesso di impronta impressionista, seguita da testine in cui le fattezze dei volti sono appena abbozzate, e che mostrano come la scultrice fosse aggiornata sulle ricerche di Brancusi che si rivolgeva a modelli offerti dalle sculture primitive. Sperimentò poi l’uso anche del marmo e del bronzo.

Nel 1931 condivise una sua personale col marito, mostra che si tenne presso la Galleria del Senato a Milano, che di fatto fu la sua prima esperienza espositiva. Espose opere totalmente diverse da quelle del decennio precedente: sculture create con materiale anti-scultoreo come la celluloide trasparente, la latta e l’alluminio, metallo che per la leggerezza e che ritagliò e piegò per rispondere alla sua esigenza di smaterializzazione della scultura.

E proprio questo metallo duttile diventerà il suo materiale per eccellenza per creare opere di matrice futurista, movimento del quale fece parte dal 1933 al 1940, interessata al dinamismo, alla simultaneità, all’energia cui tendevano i Futuristi.
L’alluminio era propriamente un materiale in sintonia con la poetica futurista in quanto fu usato massicciamente dopo la Prima Guerra Mondiale nella costruzione degli aerei (si veda il pittore Tullio Crali e le sue fantastiche aeropitture).

E proprio alcune opere di Regina degli anni Trenta la condussero verso l’astrazione preannunciando la sua futura adesione di Regina al MAC.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale riparò in Valtellina col marito, e lì la natura diventò fonte di ispirazione primaria, tanto che si dedicò allo studio dei fiori, disegnandoli in modo scientifico su fogli sparsi e taccuini, estrapolandone misteriose geometrie e anse. A guerra finita questo suo Erbario sarà il punto di partenza per trasferire in scultura la sintesi geometrica testata nei disegni. Fatto sta, che l’osservazione del mondo animale e vegetale era sempre stata una delle fonti di ispirazione, e si vede come dagli anni Venti ai Cinquanta ella passò dalle prime lastre in gesso, che raffiguravano aironi, cerbiatti e gazzelle, a sculture quasi completamente svincolate dalla resa naturalistica, come si può osservare nelle due versione del Canarino in bronzo e gesso presenti alla mostra vigevanese.

In pratica, i corpi diventano sempre più asciutti, lineari e impalpabili. Nel secondo dopoguerra la scultrice tornerà ad usare il gesso, ma anche a sperimentare il cemento armato e, nell’arco degli anni tra il Cinquanta e il Sessanta, adotterà il plexiglas colorato; inoltre, considererà persino la carta, materia degna di essere trasformata in scultura, insomma, fu veramente una sperimentatrice.

Orari: mart. – ven. 9.00/15.00 – sab. – dom. 9.00/17.00
Il biglietto costa 6 € e permette di visitare anche il Museo Archeologico

Se amate l’arte al femminile trovate la storia di Sofonisba Anguissola nella mia trilogia: Sofonisba – Sofonisba alla corte del re – Sofonisba torna in Italia

A cura di Luciana Benotto

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