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WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Teheran si troverebbe in una posizione di crescente vulnerabilità strategica, al punto da non disporre più di una marina e di un’aviazione effettivamente operative. Lo ha detto, nel corso della riunione di Gabinetto alla Casa Bianca, il presidente americano Donald Trump, secondo cui l’Iran starebbe “negoziando sui fumi”, cioè in condizioni di estrema debolezza, ribadendo la linea della “massima pressione”, senza escludere sviluppi militari qualora i negoziati in corso dovessero fallire.
Trump ha poi respinto l’idea che il calendario politico americano possa influenzare le scelte strategiche della Casa Bianca, sostenendo che eventuali calcoli di questo tipo da parte iraniana sarebbero errati. “Non mi interessano le elezioni midterm”, ha affermato, sottolineando che le decisioni di politica estera seguono esclusivamente valutazioni di sicurezza nazionale.
Sul piano diplomatico, il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato che Washington continua a considerare il negoziato come la via prioritaria, parlando di “alcuni progressi” nei colloqui indiretti con Teheran.
Rubio ha tuttavia avvertito che le prossime ore e i prossimi giorni saranno determinanti per capire se il processo diplomatico potrà proseguire o se si arriverà a una fase di stallo, ribadendo al contempo che gli Stati Uniti mantengono sul tavolo tutte le opzioni disponibili nel caso di un fallimento del dialogo.
Trump ha inoltre risposto a una serie di domande dei giornalisti sull’impatto economico causato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz. Il presidente ha sostenuto che gli Stati Uniti non sarebbero economicamente vulnerabili a eventuali pressioni sull’area, sottolineando che il Paese è tra i maggiori produttori mondiali di petrolio e gas e che dispone di enormi risorse energetiche interne.
Il tycoon ha affermato che, grazie anche al contributo di altri grandi produttori come il Venezuela, gli Stati Uniti sarebbero in una posizione di particolare vantaggio strategico, descrivendo il Paese come “benedetto” da un’enorme disponibilità di energia.
Ha poi fatto riferimento alla situazione dei mercati globali del petrolio, sostenendo che grandi quantità di greggio vengono trasportate su scala mondiale e che il traffico marittimo energetico è particolarmente intenso, con numerose navi in movimento verso i principali porti statunitensi, in particolare Texas, Louisiana e Alaska.
Interpellato direttamente sull’eventuale urgenza di raggiungere un accordo con l’Iran in relazione ai prezzi dell’energia, il presidente ha risposto che la priorità assoluta non è economica ma strategica, ribadendo che “non possiamo permettere all’Iran di avere un’arma nucleare”.
Il presidente ha respinto con decisione l’ipotesi di qualsiasi forma di controllo condiviso o limitato, ribadendo la natura internazionale dell’area “Le acque devono essere aperte a tutti. Sono acque internazionali. Nessuno le controllerà, nessuno le sorveglierà come se fossero di proprietà. Nessuno avrà il controllo. Questa parte dei negoziati che loro vorrebbero controllare non sarà controllata da nessuno. Sono acque internazionali. L’Oman si comporterà come tutti gli altri. Chiunque cerchi di interferire verrà fermato. Loro lo capiscono e andrà tutto bene”, ha affermato.
Nel corso della riunione è intervenuto anche il segretario della Difesa Pete Hegseth, che ha affermato che l’amministrazione punta a “mettere in ginocchio” Teheran, sostenendo che le capacità militari iraniane convenzionali sarebbero già state significativamente ridotte.
Pur ribadendo che la diplomazia resta la prima opzione per impedire all’Iran di acquisire capacità nucleari, il capo del Pentagono ha sottolineato che, in caso di fallimento dei negoziati, gli Stati Uniti sarebbero pronti a ricorrere nuovamente alla forza militare per “portare a termine il lavoro”.
-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).















