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di Stefano Vaccara
NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Gli Stati Uniti di Donald Trump compiono un nuovo e clamoroso passo indietro dal multilateralismo. Con un ordine esecutivo firmato mercoledì, la Casa Bianca ha annunciato il ritiro o la sospensione del sostegno americano a 66 organizzazioni internazionali, in larga parte collegate alle United Nations. Una decisione di portata eccezionale, destinata ad avere conseguenze profonde sull’equilibrio della cooperazione globale. Al Palazzo di Vetro, il portavoce del Segretario generale dell’ONU Stéphane Dujarric ha informato i corrispondenti che nel corso della mattinata è attesa una dichiarazione ufficiale delle Nazioni Unite sulla scelta annunciata da Washington, segno della gravità attribuita dall’ONU a una mossa che colpisce direttamente il suo sistema operativo.
Secondo il Dipartimento di Stato, le istituzioni abbandonate sarebbero “ridondanti, mal gestite, inutili, sprecone o contrarie alla sovranità e alla prosperità nazionale”. Nel mirino finiscono soprattutto agenzie e programmi che si occupano di clima, migrazioni, lavoro e diritti, settori bollati dall’amministrazione Trump come espressione di un’agenda “woke”.
Tra i ritiri più significativi figurano l’agenzia ONU per la popolazione (UNFPA) e la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC), il trattato del 1992 che costituisce l’architrave dei negoziati globali sul clima e degli Accordi di Parigi, già abbandonati dagli Stati Uniti durante il primo mandato Trump. La scelta conferma un approccio selettivo e transazionale al multilateralismo: Washington resta attiva solo nei fori ritenuti strategici per la competizione geopolitica, in particolare con la Cina, come quelli su telecomunicazioni, lavoro e trasporti marittimi, mentre si sfila dai meccanismi di cooperazione fondati su regole condivise e responsabilità collettive.
Si tratta di una rottura netta rispetto alla tradizione americana del dopoguerra, che aveva visto nell’ONU uno strumento imperfetto ma centrale per esercitare leadership globale. Oggi, al contrario, le istituzioni multilaterali vengono descritte come un vincolo alla libertà d’azione degli Stati Uniti, non come un moltiplicatore di influenza. Il ritiro arriva inoltre in un momento critico per l’ONU, già alle prese con tagli di bilancio, riduzioni di personale e chiusura di programmi, aggravati dal drastico ridimensionamento dell’aiuto estero statunitense attraverso USAID. L’uscita americana rischia quindi di accelerare una crisi strutturale del sistema multilaterale, proprio mentre guerre, crisi climatiche e disuguaglianze richiederebbero maggiore coordinamento internazionale.
Come ha osservato Anne Applebaum in un recente articolo su The Atlantic, la politica estera di Trump sembra sempre più ispirata a una visione del mondo basata su sfere di influenza e dominio regionale, piuttosto che su alleanze e valori universali. In questo schema, il multilateralismo non rafforza il potere americano: lo limita. Il paradosso, avvertono molti analisti, è che questa auto-esclusione potrebbe finire per indebolire proprio gli Stati Uniti. Rinunciando a plasmare dall’interno le regole globali, Washington lascia spazi che altri attori, dalla Cina alla Russia, sono pronti a occupare. La decisione di abbandonare 66 organismi internazionali non è solo una notizia dirompente, ma il segnale di una trasformazione profonda dell’approccio americano all’ordine globale, i cui effetti si faranno sentire ben oltre le mura dell’ONU.
– Foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
















