Trentaquattro anni dopo: tutto cambi perché nulla cambi?

Per qualcuno con il 1992 avrebbe dovuto cambiare tutto e invece ....

Faccia da grandi e la nostra infanzia Serena

Siamo stati un popolo da bar, con la testa persa tra il profumo del caffè e l’immagine di una locandiera ideale. Non eravamo né...

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Rispetto a 34 anni fa, come stiamo davvero? È una domanda che mi ronza in testa e la risposta, purtroppo, sembra scolpita nel disincanto. Se guardo ai miglioramenti sociali, comuni e personali, mi chiedo dove ci abbiano portato.

Ieri e oggi: stessa birra, nuovi vizi
Il mio amico che beveva birra Moretti allora, la beve ancora oggi. Ma intorno a lui, il mondo è peggiorato con eleganza. Il compagno di scuola che sparava “balle” tra i banchi oggi le racconta in Eurovisione, con la complicità dei media. E che dire del giocatore del Totocalcio? Una volta sognava il 13; oggi è diventato un ludopatico seriale “con approvazione di Stato”, intrappolato tra EuroJackpot e slot machine. Ma guai a parlare di casinò fisici: “La gente si rovina”, dicono. Ipocrisia pura, mentre lo Stato incassa sulla disperazione digitale.

Un Paese che non produce, ma importa
Viviamo in un continente vecchio e stanco. Un tempo eravamo produttori, oggi siamo importatori: importiamo merci e, purtroppo, importiamo giovani per sostituire i nostri che scappano via da questa terra contorta. Chi resta si scontra con un muro di gomma: stipendi fermi da trent’anni (mentre quelli dei politici corrono), morti sul lavoro in aumento e una povertà che morde le caviglie. Per andare a mangiare una pizza in famiglia, tra poco, servirà accendere un mutuo.

La prigione chiamata “Bene Comune”
“Lo facciamo per il tuo bene”, ripetono i burocrati. Ma quale bene? Quello di un’Europa che si dice unita ma appare decisa solo nel complicare la vita all’uomo della strada? Un parlamento di “eccellenze” che partorisce decisioni vecchie per un mondo che corre veloce. Ci dicono che uscire dall’Euro o dall’Unione sarebbe una “pestilenza biblica”. Forse è vero, o forse è la paura di perdere l’unica comodità rimasta: viaggiare senza cambiare divisa o mostrare il passaporto. Un vantaggio magro se paragonato a un’Italia lasciata sola a gestire gli sbarchi e le proprie macerie economiche.

Il banchetto dei soliti noti
In questo scenario, la giustizia sembra capovolta: spesso il delinquente non è chi compie il reato, ma chi ha il coraggio di denunciare e difendersi. Esiste un’assistenza che uccide la concorrenza e una burocrazia pachidermica che paralizza ogni idea.

Come diceva un vecchio saggio di Cerano: “Lì si mangia e sempre i soliti si puliscono la bocca”. Il sospetto è che, continuando così, noi non avremo più nemmeno bisogno di pulirci la bocca, semplicemente perché non avremo più nulla da mettere sotto i denti.

Se non posso nemmeno mettere in discussione questo sistema “per il mio bene”, allora le opzioni sono due: o viviamo in una dittatura gentile travestita da progresso, o sono io ad essere pazzo. Ma nel dubbio, vedo che qualcuno continua a mangiare molto bene.

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