HomeCulturaStriscia la Notizia: Il Titanic della Satira verso l’iceberg della noia

Striscia la Notizia: Il Titanic della Satira verso l’iceberg della noia

Un tuffo nel passato (che non ritorna)

La 38° edizione di Striscia la Notizia è partita, ma l’impressione è quella di un “passaparola” nostalgico più che di un telegiornale satirico. Siamo di fronte a un ibrido strano: un tuffo tra gli anni Ottanta e Novanta, con sei veline che sembrano il ritorno delle “letterine” e ospiti calciatori rigorosamente in bianco e nero. È come se il programma volesse disperatamente togliere il colore del web per rifugiarsi in un’epoca che non esiste più.

Dalla “Clava” alla “Piuma”: La Satira Addomesticata
Un tempo Striscia era la clava. Era il baluardo della libertà, un punto d’arrivo per chi faceva TV nelle realtà locali e sognava il grande salto. Oggi, tra “accordi di famiglia” e battute tenere, il programma sembra aver cambiato pelle: è diventato “Struscia”.

Arriva Sanremo? Pronto il Tapiro a Fiorello. Il solito copione di un Paese di gente che “non torna più per venire sempre”. La sensazione è quella di un’orchestra stile festa in piazza delle TV locali lombarde, una rassicurante nenia per un pubblico da casa di riposo.

“Un tempo un’apparizione a Striscia poteva salvare o rovinare una carriera. Oggi è solo un posto fisso, come la fila alla posta.”

I “Piangina di Lusso” e il Record del Nulla
Non si riesce a guardare più di qualche spezzone. Forse per la spropositata esposizione mediatica del “piangina di lusso” di turno, che dall’alto del suo solito posto si lamenta che “non lo chiama più nessuno”.

Mentre il mondo corre verso il digitale, Striscia si autoincensa:

Record di vendite (di cosa?)

Record di pubblico (sulla carta)

Record di ascolti (autocertificati)

In questo mondo di “osservazioni”, ogni critica viene vissuta come lesa maestà, una pretesa di stupidi di paese. Ma la realtà è un’altra: i grandi programmi della storia hanno tutti avuto una fine.

Il Libro si sta chiudendo
Siamo su una strada dove la TV sta diventando un vecchio e ingombrante ricordo da smaltire. Preferisco il record nella memoria positiva della gente che quello numerico dei dati Auditel. La TV di oggi non investe nel futuro, non ha inventiva, non rischia. I soldi restano ai soliti noti, da qui all’eternità.

Molto spesso, quando arrivo all’ultima pagina, chiudo il libro. E con questa TV, il libro è quasi finito. W il Gabibbo (quello vero), ma buona la prima… e forse l’ultima.

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