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MILANO (ITALPRESS) – Non un biopic tradizionale, ma un film che racconta solo una parte della vita di Franco Battiato: dall’infanzia in Sicilia al periodo milanese, fino al ritorno nell’Isola e alla morte della madre. “Franco Battiato. Il lungo viaggio”, che sarà al cinema come evento speciale dal 2 al 4 febbraio distribuito da Nexo Studios e successivamente in onda in prima serata su Raiuno, è una coproduzione di Rai Fiction e Casta Diva Pictures ed è il primo film dedicato all’artista siciliano e sceglie di attraversarne la vita senza seguirne rigidamente la cronologia, concentrandosi su alcuni snodi centrali del suo percorso umano e creativo. Il film, diretto da Renato De Maria e scritto da Monica Rametta, mette al centro il giovane Franco Battiato, dalla Sicilia all’arrivo a Milano negli anni Settanta, appena diciottenne, fino al ritorno nella terra d’origine, in un racconto che intreccia musica, ricerca interiore e alcuni degli incontri decisivi di quel periodo, tra cui quelli con Juri Camisasca, Giorgio Gaber, Fleur Jaeggy, Giusto Pio e il pianista Antonio Ballista, intervenuto anche nel corso dell’incontro che ha seguito l’anteprima per la stampa. A interpretare credibilmente Battiato è l’attore palermitano Dario Aita, che ha chiarito: “Non si diventa Franco Battiato”. “Una delle sfide più grandi che ho affrontato è stata scollarlo dall’icona che era, perché per un film biografico in cui racconti l’artista e l’essere umano bisogna farlo scendere da quell’immaginario in cui il pubblico, volente o nolente, lo inserisce, farlo tornare tra di noi e guardarlo come si guarda un altro essere umano“, ha spiegato, raccontando di essere partito da un elemento preciso, “la ricerca di un suono”.
“In un’intervista chiesero a Battiato cosa avrebbe voluto lasciare dopo la sua morte e lui rispose: ‘Un suono’. È da lì che ho cominciato nella costruzione del personaggio”. Un lavoro nato già in fase di provino: “Quando mi hanno chiesto di fare il self-tape ho pensato che non sarei stato giusto per questo ruolo. Poi l’azione ha vinto sui miei pensieri e quel suono, in qualche modo, è arrivato e ha cominciato ad abitarmi”. Per il regista De Maria e la sceneggiatrice Monica Rametta, invece, c’è stata un’iniziale resistenza al progetto. “Quando mi hanno proposto di scrivere un film su Franco Battiato ho detto no. Non sapevo da dove cominciare – ha detto Rametta, già autrice dei biopic di Mia Martini e Nada -. Poi ho deciso di conoscerlo meglio, leggere, incontrare persone, ascoltare. Dopo alcuni mesi ho pensato che, anche se nella sua vita non ci sono stati incidenti drammatici, storie d’amore, eventi eclatanti, forse una chiave di racconto c’era: quella di un viaggio, un cammino”. Anche il regista Renato De Maria ha raccontato l’iniziale perplessità nell’affrontare un progetto dedicato a una figura così complessa, spiegando come il film abbia scelto di procedere per sottrazione.
“Il cinema ha bisogno di ellissi, altrimenti diventa didascalico. Ci sono passaggi che non vanno spiegati, ma evocati”, ha osservato, evidenziando come il film scelga di suggerire più che raccontare esplicitamente alcuni snodi, dall’abbandono della musica e dal viaggio di formazione, all’incontro con nuove pratiche di ricerca interiore, fino alla nascita di una diversa consapevolezza artistica che accompagna il ritorno in Sicilia. Un ruolo centrale nel progetto lo ha avuto la famiglia del cantautore. Cristina Battiato, nipote dell’artista e presidente della Fondazione a lui intitolata, ha raccontato l’approccio con cui ha accompagnato il film: “Quando Francesca (Chiappetta, amica di Battiato, ndr) me ne ha parlato ho detto subito sì, poi nel divenire mi sono spaventata. Quando si tocca la figura di mio zio c’è sempre qualcuno che guarda con un occhio critico a prescindere”. La fiducia, però, è stata decisiva: “Mi sono fidata e affidata. Era importante far conoscere il percorso che c’è stato dietro la fama e il successo. E quando ho visto il provino di Dario mi sono messa a piangere. Nei movimenti delle mani ho riconosciuto qualcosa di profondamente vero”.
– foto ufficio stampa Parole e dintorni –
(ITALPRESS).

















