Un’analisi congiunta di ANPI Vanzaghello, C.G.I.L. e Partito Democratico sulle recenti riforme del Governo.
La qualità del servizio della giustizia in Italia non si migliora con i proclami, ma con gli investimenti. La cosiddetta “Legge Nordio-Meloni”, purtroppo, sembra muoversi in una direzione opposta alle reali necessità dei tribunali e dei cittadini.
Una riforma senza risorse
Il primo dato che emerge è l’assenza di interventi strutturali. La riforma:
Non aumenta gli organici: i tribunali restano sguarniti di magistrati e personale amministrativo.
Non riduce i tempi: senza nuovi investimenti, la durata dei processi rimarrà un fardello per il Paese.
Dimentica i precari: migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore continuano a vivere nell’incertezza, senza un piano di stabilizzazione serio.
Invece di rafforzare il sistema, si scelgono interventi che riducono le garanzie per la collettività, indebolendo strumenti di controllo fondamentali.
Il “Trittico” della verticalizzazione
Non si può leggere la riforma della giustizia in modo isolato. Essa fa parte di un disegno più ampio che comprende l’Autonomia Differenziata e il Premierato.
Queste tre “controriforme” condividono un unico obiettivo politico: concentrare e verticalizzare il potere nelle mani dell’esecutivo. > “Fermare la legge Nordio significa difendere l’equilibrio tra i poteri dello Stato e proteggere la nostra Repubblica parlamentare.”
Difendere la Costituzione
Siamo di fronte a un tentativo di sovvertire l’impianto della nostra Carta Costituzionale. Passare da una democrazia parlamentare basata sulla mediazione e sul controllo reciproco dei poteri a un sistema centrato sul “capo” significa tradire lo spirito dei padri costituenti.
Come realtà attive sul territorio, ribadiamo il nostro impegno: la giustizia ha bisogno di efficienza e diritti, non di accentramento e silenziatori.
Anpi Vanzaghello, C.G.I.L., Partito Democratico



















