C’è il tema del Data Center, certo. C’è la discussione urbanistica, ambientale ed energetica sull’area ex Novaceta. Ma chi osserva la politica magentina con un minimo di malizia sa che l’assemblea pubblica in programma questa sera ha anche un altro significato: quello di una vera e propria prova generale del centrosinistra in vista delle elezioni comunali del 2027.
L’appuntamento è fissato per questa sera, lunedì 8 giugno, alle ore 21 nell’Aula Consiliare di via Fornaroli. Il titolo scelto è già un manifesto politico: “Perché diciamo no al Data Center”.
Ad organizzare l’iniziativa è il gruppo consiliare del Partito Democratico di Magenta (perno dell’erigenda coalizione), che presenterà le osservazioni formulate sul progetto previsto nell’area ex Novaceta e illustrerà le criticità che, secondo gli oppositori, riguardano l’intervento.
Sul palco saliranno nomi di peso della sinistra lombarda: Simone Negri, consigliere regionale del Partito Democratico, Onorio Rosati di Alleanza Verdi Sinistra, Nicola Di Marco, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle, e Stefano Amann di Rifondazione Comunista Milano. Un parterre che richiama inevitabilmente la formula del cosiddetto “Campo Largo”, esperimento politico che a livello nazionale continua ad alternare entusiasmi e diffidenze, ma che nei territori torna periodicamente d’attualità quando si avvicina il momento delle candidature.
Secondo gli organizzatori, l’obiettivo dell’assemblea sarà quello di spiegare non solo il progetto magentino, ma anche ciò che si sta discutendo in Regione Lombardia sul fenomeno dei Data Center, considerato destinato a incidere profondamente sul territorio nei prossimi decenni. Il Pd contesta in particolare la mancanza di un percorso pubblico di confronto e richiama alcuni numeri dell’intervento: 130 mila metri quadrati di superficie interessata, edifici alti fino a 26,6 metri, una potenza elettrica complessiva assorbita di 300 megawatt e 141 gruppi elettrogeni di emergenza alimentati a gasolio.
Ma c’è un dettaglio che non passa inosservato.
Nel materiale promozionale dell’iniziativa compare praticamente tutto il centrosinistra, ma non compare Progetto Magenta, la lista civica capeggiata da Silvia Minardi che negli ultimi anni ha rappresentato una componente significativa dell’opposizione cittadina. Una semplice scelta organizzativa? Una dimenticanza? Oppure il segnale che il percorso verso una coalizione unitaria è ancora tutto da costruire?
Domande che diventano ancora più interessanti se si guarda all’orizzonte politico.
Fra circa un anno entrerà nel vivo la corsa per Palazzo Formenti e il centrodestra guidato da Luca Del Gobbo si presenterà inevitabilmente come la squadra da battere. Ma chi sarà lo sfidante?
Il nome di Enzo Salvaggio continua a circolare nelle discussioni politiche cittadine. Figura nota e con esperienza amministrativa, ma una sua eventuale candidatura (dopo la sconfitta nel 2022) appare obiettivamente difficile.
C’è poi il profilo del giovane segretario Dem Matteo Di Gregorio, che rappresenterebbe una possibile scelta di rinnovamento generazionale per il Pd e potrebbe intercettare una parte dell’elettorato progressista.
Oppure potrebbe emergere un terzo nome, magari civico, capace di tenere insieme anime diverse e superare le inevitabili diffidenze che ancora attraversano il centrosinistra magentino.
Per ora sono soltanto scenari. Ma la politica locale vive di segnali. E la fotografia di questa sera — Pd, Cinque Stelle, Verdi e Rifondazione insieme nella stessa sala — assomiglia molto a qualcosa di più di un semplice incontro urbanistico.
Assomiglia alla prima immagine di una possibile coalizione.
Il Campo Largo magentino è già nato? E soprattutto: chi sarà chiamato a guidarlo contro Del Gobbo nel 2027?
La risposta non arriverà probabilmente questa sera. Ma le prove generali, quelle sì, sembrano già iniziate.














