Da 6 Febbraio è fuori su tutte le piattaforme digitali il nuovo singolo “AVEVO BISOGNO DI TE”, un testo dove avvolto da atmosfere penombrali, il leader racconta il male invisibile dell’essersi trovato abbandonato da chi ama.
Le sonorità coinvolgenti abbracciano un ritornello esplosivo ed incisivo, nel quale AMANTIA riversa tutta la potenza del suo dolore.
Il testo è di AMANTIA, PATRICK LEGATO e LO IACONO.
Una delle band italiane che nelle classifiche ha trionfato più a lungo, benché la casa discografica di allora non fosse così convinta di un brano come “Cleptomania”, che invece ruppe gli schemi melodici e testuali romantici ‘soliti’, e fu sommerso anche da un enorme successo di vendite (60’000 copie vendute del CD, certificate), ed il singolo fu doppio disco d’oro.
Ed oggi di cosa si stanno occupando? In questa intervista voluta da un’allora loro fan, che li fece girare spessissimo (come molti altri), nelle classifiche radiofoniche, ricordiamo le tappe salienti del loro passato per poi tuffarci nel presente e nel prossimo futuro, ma senza spoilerare troppo!
Sono però convinta che quando ricorderemo insieme le loro creazioni musicali più conosciute, nel caso in cui non ve le ricordaste più, capirete da soli che il gruppo merita assoluta fiducia, quella che si accorda sulla parola, grazie al talento sperimentale di Matteo, ma ci arriviamo con calma; mentre emerge a più riprese la personalità passionale del frontman Matteo Amantia.
Oggi faremo un salto temporale, ed intervisterò per TicinoNotizie.it, Matteo Amantia, frontman della band degli SUGARFREE.
Ci siamo sentiti in una lunga telefonata e insieme abbiamo ripercorso la sua carriera e scoperto le novità musicali di prossima uscita.
Dunque, Sugarfree come dire una band che canta senza sdolcinatezze?
“Diciamo che è inteso come dire senza additivi aggiunti. Scriviamo in maniera naturale, senza aggiungere ‘finzioni’, ecco”.
Siete saliti agli albori con ‘Cleptomania’ del 2005, un brano originalissimo. Ai tempi poi io ero in una radio privata ed il vostro pezzo l’ho passato molte volte in classifica. Direi fosse un testo interpretabile su più livelli. Ma la mania del testo, a cosa si riferiva davvero?
(ride) “Beh quella malattia per la quale vuoi rubare non oggetti in questo caso, ma il ‘rubare l’amore’, come dire un rubare spinti dalla passione per una donna”
Alla clip parteciparono volti noti della comicità tv…
“Si esatto, lo facemmo per stemperare l’oscurità del testo, soprattutto per idea del regista Domenico Riggeri, di modo che il brano fosse fruibile su più livelli ed adatto a tutti i gusti. Questo fu parte del grande successo del brano”
Come nacquero queste collaborazioni?
“In realtà tramite la casa discografica di allora, che era la Warner, tramite loro abbiamo conosciuto Riggeri che si innamorò del brano e propose le sue strabilianti trovate.”
Facciamo un passo indietro come se rivivessimo quelle giornate… Era il 2003 quando nascevano gli SUGARFREE. Come fu quel momento?
“La band aveva iniziato già come cover band tempo prima, e poi in quell’anno sono subentrato io come leader. Iniziammo subito a scrivere parecchie canzoni, fra le quali Cleptomania; e dopo aver fatto sentire tutti i brani di quel periodo a più case discografiche, alla Warner piacquero davvero tantissimo. In realtà quando uscì Cleptomania, la casa discografica non era così convinta che fosse un singolo che potesse catturare così tante persone, ma probabilmente una canzone che sarebbe rimasta di nicchia.
Invece il successo che riscosse rovesciò completamente le previsioni non così positive. Nel giro di pochissimo tempo schizzò in cima alle classifiche e ci rimase per moltissimi mesi, praticamente un record! (Si avverte il suo entusiasmo nel ricordare momenti certamente eccitanti).
Tutto quel successo stravolse le nostre vite, che furono completamente assorbite dagli impegni della band; seguirono i vari FestivalBar ed i festival itineranti in giro per le piazze d’Italia, e siamo stati anche all’Arena di Verona ed in molti altri posti”.
E a proposito di festival, nel 2006 arrivò anche Sanremo…
“Si, con ‘Solo lei mi da’ ‘, un’esperienza incredibile che ti da un’emozione difficile da raccontare!”
E nel 2008 avete composto la colonna sonora per un film in quegli anni tratto da un romanzo, che riscosse un forte seguito di lettori, soprattutto tra i giovanissimi.
Come si compone un brano che nell’immaginario comune dovrà diventare il punto di riferimento per ricordare subito il film?
“Si trattava del film “Scusa ma ti chiamo amore”, diretto dal regista Federico Moccia, e anche questo brano diventò subito una hit. Poco dopo però ci prendemmo una pausa ed io composi anche un mio album dasolista, mentre la band andava avanti con un altro suo brano; poi ci riunimmo nel 2014, riprendendo immediatamente a suonare live, dove cercammo il contatto con il pubblico e abbiamo fatto molti tour annuali. In realtà, abbiamo fatto uscire pochi singoli e pochissime pubblicazioni in generale, sino all’anno scorso…
Per rispondere alla tua domanda, in realtà è stata una esperienza davvero particolare perché era la prima volta che ci cimentavamo in un lavoro del genere. In un lavoro di questo tipo, non sei libero del tutto, ma devi seguire il linguaggio del regista, quando ricevi la sceneggiatura della storia. Devo dire che quando entri nella trama, le parole fluiscono, consacrando un gran successo.”
Non è stata l’unica vostra esperienza con il cinema, però? Che differenze hai trovato tra il lavorare con n regista italiano ed uno americano?
“Nel 2007, abbiamo composto la colonna sonora per il film di James Keatch, ‘Blind Datig’, ossia ‘Appuntamento al buio’. Non abbiamo trovato molte differenze: entrambi ci hanno lasciato abbastanza libertà, una volta compreso il loro linguaggio e lo scopo della trama. Forse nel primo caso eravamo più legati anche al titolo, vincolo che non abbiamo avuto con il regista americano. Il nostro brano poi piacque subito, senza bisogno di correggerlo”.
L’anno scorso infatti, vi siete classificati secondi su Raiuno, nella trasmissione televisiva dal titolo eloquente “Ora o mai più”, condotta da Marco Liorni, nella quale siete stati ospiti per due mesi, conquistando il pubblico televisivo, vecchio e nuovo…
“Si e debbo dire che questa partecipazione ci ha dato grande linfa vitale, regalandoci una rinascita, e facendoci riprovare il fuoco nei confronti della musica! E tuttora godiamo di questo effetto… Infatti stiamo ancora scrivendo tanti, tantissimi brani nuovi!”, mi comunica, con tono colmo di grinta, “Ci saranno anche delle collaborazioni molto importanti, che per ora non posso annunciare, perché sono ancora in fase di definizione…”.
Qual è la risposta del pubblico alle vostre date live?
“Sempre molto positiva, debbo dire; e proprio per questo, stiamo già preparando anche il tour di questa estate, perché quest’anno vorremmo bissare il riscontro positivo dei live dell’anno scorso! Colgo l’occasione per ricordare che c’è tutta una sezione ad esso dedicata nella pagina del nostro meraviglioso fanclub, sempre super attivo, per chi volesse informarsi”
Tu ami la musica a 360 gradi… Infatti mi pare che non presti solo la tua voce nelle canzoni ma possiedi uno studio di registrazione tuo…
“Si e negli anni infatti mi sono anche dedicato a progetti paralleli, volti un po’ alla sperimentazione, abbiamo realizzato vari progetti interessanti con altri musicisti di talento, perché sono un tecnico audio specializzato e completo. In particolar modo, amo i progetti elettronici dove abbiamo fuso l’elettronica con altri strumenti, in modo del tutto innovativo. È anche un po’ la prerogativa degli Sugarfree, nel senso che già da qualche anno abbiamo toccato l’elettro-pop, e anche l’ultimo singolo ne è un po’ la prova!”
I primi anni la vostra band suonava cover anni Cinquanta e Sessanta, spesso collegati alla musica italiana romantica per antonomasia… Riscontri tanti cambiamenti del modo di amare, di decennio in decennio? I brani che componi sono ispirati a vicende personali?
“Sicuramente, si, oggi i social la fanno da padrone e di solito il primo approccio per conoscersi, avviene così. Forse c’è anche più leggerezza al contrario che in passato, dove prevalevano molto valori forti. Per il resto, si, assolutamente, anche perché se si scrive del sentimento più importante della nostra vita; ma in qualche occasione, abbiamo cantato anche brani che non avevamo scritto noi di base, ma poi abbiamo sempre tentato di personalizzarli un po’ per sentirli più nostri…
E la musica è cambiata?
“Si, di anno in anno, si sono rotti molti schemi. Oggi può accadere di tutto e concretizzarsi sorprese prima ritenute impossibili”.
Ed infatti nel 2024, tu sei uscito anche con il brano ‘Non è l’amore’… A quale delusione ti riferivi?
“Il senso del brano è ripensare a come spesso si dica che l’amore faccia male; invece io penso che a farci soffrire non è l’amore in sé, ma tutto nel contorno, come la gelosia, il senso di possesso, ma in realtà l’amore in sé, in quanto puro, non può far male…
Un’ultima domanda: che differenze hai trovato nel lavoro con case discografiche differenti, nel corso della tua carriera?
“La Warner rimane chiaramente la casa discografica più grande che abbiamo avuto, visto che è una major, è diverso significatamene il modo di lavorare da una etichetta più piccola, e respiri un’atmosfera ed una vita più da star.
Incontri poi tanti altri artisti di grande statura. In una piccola etichetta invece, per altri versi, vivi un’atmosfera più umana, più alla portata delle tue esigenze e sussiste un rapporto più intimo e personale, che da’ molte soddisfazioni ed una sensazione di benessere e tranquillità. Posso dire che ho avuto esperienze molto belle sia con la major che con le etichette minori, ma per motivi diversi”.
Monica Mazzei
Freelance culturale per
TicinoNotizie.it

















