Davide Simone Cavallo è una vittima che è stata “pestata selvaggiamente” con una “sconsiderata e immotivata carica di violenza” fatta di “pugni, calci al volto e coltellate al ventre” ed esplosa da un gruppo in “schiacciante superiorità numerica per infierire contro una persona ormai sopraffatta”. Sono le motivazioni con cui il gup di Milano, Alberto Carboni, il 20 maggio ha condannato a 20 anni di reclusione per tentato omicidio pluriaggravato il 19enne Alessandro Chiani e a 10 mesi per omissione di soccorso Ahmed Atia, l’altro 18enne imputato in concorso per aver fatto da ‘palo’ la notte del 12 ottobre 2025 quando il 22enne studente della Bocconi è stato ridotto in fin di vita e disabile in zona corso Como durante una rapina per una banconota da 50 euro.
Contro gli altri minori del gruppo è atteso il processo per il prossimo 9 luglio di fronte al Tribunale per i minorenni di Milano. Nella sentenza si legge che “il tecnicismo del linguaggio medico” non permette di comprendere le “devastanti e irreversibili conseguenze” sulla vita della vittima che le ha messe a verbale, descrivendo le sue attuali condizioni, con danni irreversibili a numerosi apparati e organi. Una vicenda di “eccezionale gravità” e “assoluta, gratuita sproporzione fra la violenza esercitata” e l’obiettivo da “perseguire”, cioè la rapina da 50 euro, scrive il giudice nelle 37 pagine della sentenza.
“In quei momenti Davide chiedeva la restituzione del denaro che gli era stato sottratto – si legge – ma teneva un contegno da cui non poteva derivare il pur minimo pericolo: egli barcollava, si era financo sbattuto contro un palo mentre chiedeva i suoi soldi e si aggrappava alle caviglie” di uno degli imputati minori “per non farlo allontanare”.














