C’è un dato che colpisce più di ogni analisi sociologica, più di mille convegni sulla crisi demografica: a Milano i cani sono molti di più dei bambini piccoli.
Lo ricorda, con stile asciutto e tagliente, Isabella Bossi Fedrigotti in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera – e i numeri parlano da soli.
Secondo la stima riportata da un lettore, i cani in città sarebbero circa 140 mila, mentre i bambini tra 0 e 5 anni appena 47 mila, su una popolazione complessiva di oltre 1,4 milioni di abitanti. Tre cani per ogni bambino in età prescolare. Un rapporto che non è solo statistica, ma fotografia nitida di una trasformazione profonda.
La Milano che emerge è quella in cui cambiano le vetrine dei supermercati – sempre più spazio a crocchette e accessori per “pet”, sempre meno a pannolini e omogeneizzati – e cambiano anche le strade: meno passeggini, più guinzagli. I cani diventano presenze costanti, compagni di vita, destinatari di cure, attenzioni e affetto. Spesso riempiono un vuoto: quello della solitudine degli anziani, ma anche quello di una generazione adulta che esprime il bisogno di tenerezza senza arrivare alla scelta – o alla possibilità – di avere figli.
Il punto centrale, come suggerisce Bossi Fedrigotti, non è l’amore per gli animali, ma il rifiuto (o l’impossibilità) della genitorialità, talmente forte da comprimere un istinto fondamentale come quello della procreazione. Una tendenza che ha ricadute evidenti sul futuro della città e del Paese intero.
Certo, le politiche contano: asili nido, scuole a tempo pieno, sostegni economici, part-time veri, tutele per la maternità che non diventino penalizzazioni professionali. Ma non basta. Il nodo più duro è culturale: un modello di vita e di lavoro che rende la scelta di avere figli sempre più onerosa, soprattutto per le donne, chiamate spesso a essere “uguali” agli uomini solo replicandone schemi e ritmi.
Milano, capitale dell’innovazione e del lavoro, si scopre così anche capitale di una contraddizione: una città sempre più attenta agli animali, ma sempre meno abitata dai bambini. Un segnale che interroga tutti, ben oltre le cifre.














