HomeCronacaBusto Arsizio, processo 'Piazza Pulita' bis: quattro condanne e un'assoluzione

Busto Arsizio, processo ‘Piazza Pulita’ bis: quattro condanne e un’assoluzione

Nel pomeriggio di lunedì 26 gennaio, il Tribunale di Busto Arsizio, presieduto da Giuseppe Fazio, ha emesso la sentenza relativa al processo Piazza Pulita bis, dopo oltre sei ore di camera di consiglio. Mirko Di Matteo è stato assolto con formula ampia, “perché il fatto non sussiste”. Tra i condannati, l’ex dirigente per lo sviluppo organizzativo del Comune di Legnano, Enrico Barbarese, ha ricevuto una pena di 5 mesi e una multa di 100 euro. Enrico Peruzzi, il suo predecessore, insieme all’ex presidente di Amga, Catry Ostinelli, e all’ex direttore generale di Amga, Paolo Pagani, sono stati condannati a 8 mesi di reclusione e 400 euro di multa. Barbarese e Peruzzi dovranno risarcire il Comune di Legnano, mentre Ostinelli e Pagani dovranno risarcire Amga.

Questo processo trae origine dall’inchiesta Piazza Pulita, avviata nel 2019, che portò all’arresto dell’allora sindaco di Legnano, Giambattista Fratus, del vice Maurizio Cozzi e dell’assessore alle Opere Pubbliche, Chiara Lazzarini. Sebbene i tre fossero stati condannati in primo grado, sono stati successivamente assolti in Appello, con la sentenza che è passata in giudicato. Gli attuali imputati sono accusati di aver collaborato con i tre ex amministratori nella manipolazione di incarichi di consulenza e nelle procedure di selezione per dirigenti.

Il PM Nadia Calcaterra, che ha guidato l’inchiesta, aveva sollecitato pene di nove mesi per Barbarese e otto mesi per Peruzzi, Ostinelli e Di Matteo, mentre per Paolo Pagani la richiesta era di quattro mesi. Le difese hanno invece chiesto l’assoluzione per tutti gli imputati. Secondo l’accusa, i protagonisti delle vicende avrebbero avviato “selezioni ombra” per favorire nominativi specifici, alterando le procedure ufficiali. Le difese, al contrario, hanno sostenuto che le procedure contestate non fossero gare vere e proprie, ma semplici selezioni. Hanno anche messo in discussione l’interpretazione delle chat e delle intercettazioni presentate dall’accusa, affermando che queste evidenziano una realtà diversa.

Il verdetto odierno segna un importante passo nel procedimento, mentre le motivazioni della sentenza saranno rese note entro 90 giorni.

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