Lombardia a due velocità: un terzo delle famiglie sotto i 10mila euro di Isee

Cresce il valore medio e raddoppiano i nuclei che lo presentano, ma restano forti disuguaglianze: quasi 450mila famiglie in condizioni di vulnerabilità

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Una Lombardia che cresce nei numeri, ma che resta profondamente divisa. È questa la fotografia che emerge dall’ultimo Osservatorio Isee dell’Inps sui dati 2025: aumenta il valore medio dell’indicatore economico, ma una famiglia su tre tra quelle che lo presentano vive con meno di 10mila euro.

L’Isee, strumento chiave per valutare la condizione economica dei nuclei familiari e l’accesso a prestazioni sociali e sanitarie, in Lombardia raggiunge una media di 20.500 euro, superiore sia al dato del Nord (18.840 euro) sia a quello del Sud e delle Isole (13.486 euro). Un dato in crescita rispetto ai circa 14mila euro del 2016.

Dietro questa media, però, si nasconde una realtà più complessa. I nuclei che hanno presentato l’Isee sono più che raddoppiati in dieci anni: dai 606mila del 2016 a oltre 1,4 milioni nel 2025. Un aumento legato soprattutto all’introduzione di misure come l’assegno unico, che ha spinto anche famiglie con redditi medio-alti a richiedere l’indicatore, contribuendo così ad alzare la media complessiva.

Ma il dato più significativo riguarda la fragilità diffusa: su oltre 1,4 milioni di famiglie, ben 443mila – pari al 31% – hanno un Isee inferiore ai 10mila euro. Una fascia ampia che evidenzia una condizione di vulnerabilità economica tutt’altro che marginale.

Le differenze si registrano anche a livello territoriale. I valori medi più alti si trovano nelle province di Lecco (23.465 euro), Sondrio (22.401), Monza (22.125) e Como (21.979). Più bassi, invece, i dati di Mantova e Milano, entrambe sotto i 19mila euro. Guardando alle situazioni di maggiore difficoltà, è proprio l’area metropolitana milanese a registrare la quota più elevata di famiglie sotto i 10mila euro (38%), seguita da Pavia (36%) e Mantova (29%).

Ulteriori elementi di fragilità emergono nei nuclei con persone con disabilità, dove il valore medio Isee scende a 15.300 euro, probabilmente a causa del carico di cura che spesso limita la possibilità di lavorare per uno o più componenti della famiglia. Diverso il caso delle famiglie con minori: qui il valore medio supera la media generale (oltre 20mila euro), anche per effetto dell’assegno unico. Tuttavia, restano quasi 192mila i nuclei con figli che si collocano sotto la soglia dei 10mila euro.

Intanto, dal 2026 sono previste alcune novità nel calcolo dell’Isee: aumenta la franchigia sull’abitazione principale, con un possibile abbassamento dell’indicatore per i proprietari di casa, e cambia la scala di equivalenza con maggiorazioni a partire dal secondo figlio.

Resta però aperto il tema dell’efficacia dello strumento. Secondo le Acli, l’Isee continua a essere un pilastro del welfare, ma non sempre riesce a rappresentare fino in fondo i bisogni reali delle famiglie. Da qui la richiesta di un approccio più “sartoriale”, con indicatori complementari capaci di cogliere meglio le diverse situazioni di fragilità.

Una sfida cruciale per il futuro delle politiche sociali: perché dietro i numeri, sempre più spesso, ci sono storie concrete di difficoltà che chiedono risposte più precise e mirate.

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